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UN'ASSICURAZIONE NATURALE PER LE FAMIGLIE

Conservare le cellule staminali del cordone ombelicale del proprio figlio vuol dire assicurare al bambino ed alla sua famiglia una preziosissima riserva, utilizzabile per curare numerose patologie.

Le cellule staminali del cordone ombelicale, infatti sono una fonte inestimabile di potenzialità terapeutiche ed informazioni diagnostiche: un bene per la famiglia irriproducibile, che non andrebbe mai scaricato. Il prelievo di cellule si effettua dal cordone ombelicale subito dopo il parto. Quindi è assolutamente indolore e privo di rischi sia per la mamma che per il bambino. Le cellule staminali del cordone ombelicale sono compatibili al 100% con il neonato.

La compatibilità con i familiari consanguinei è di circa 25-30%. Fra soggetti non imparentati, invece il rapporto è di 1/40.000. L'elevata compatibilità esistente e la difficoltà di trovare altrove un campione adeguatamente compatibile sono le ragioni per cui un terzo dei trapianti, oggi, avviene in ambito familiare.

Nel mese di aprile una notizia ha commosso l'Italia. Un bambino malato di leucemia era stato curato grazie ad un trapianto delle sue stesse cellule staminali cordonali che aveva ritrovato "per caso" nella Banca del Cordone di Sciacca. La mamma quando lo aveva partorito aveva deciso di donare il cordone ombelicale, poi al bambino era stata diagnosticata la leucemia. Aveva cercato invano un donatore compatibile di midollo osseo, solo allora l'idea di consultare Sciacca. Il suo cordone era ancora a disposizione per un trapianto.
La vicenda del piccolo Luca, il bambino talassemico guarito al San Matteo di Pavia grazie al trapianto delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale dei suoi due fratellini, ha aperto un dibattito sulla diagnosi preimpianto e la selezione genetica dell'embrione. Luca infatti deve ringraziare il fatto che queste tecniche sono state realizzate in Turchia, perché in Italia far nascere un bambino compatibile per salvare il fratellino e' vietato dalla legge 40/2004 sulla fecondazione assistita.
Questi trapianti sono possibili utilizzando le cellule proprie o di un altro individuo, purché compatibili. Rappresentano un vero salvavita per combattere malattie del sangue molto gravi, come anemie e leucemie. Nella loro storia hanno visto un crescendo di successi. Il primo e' stato eseguito nel 1992 in Francia, nell'ospedale Saint Louis di Parigi, su un bambino con una forma di anemia ereditaria. Oggi questa tecnica e' ormai consolidata e banche di cellule prelevate dal cordone sono attive in tutto il mondo. Alcune sono pubbliche ed inserite in un circuito internazionale. Altre sono private.
La legislazione italiana vieta l'istituzione di banche per la conservazione di sangue da cordone ombelicale presso strutture sanitarie private, mentre e' possibile conservarlo all'estero, anche per uso autologo, previa autorizzazione del ministero della Sanita', disciplinata da specifiche norme emesse da alcune ordinanze ministeriali. Autorizzazione che si ottiene dopo un colloquio telefonico col Centro Nazionale dei Trapianti. Nel contempo il ministero ha previsto che le analisi per individuare le epatiti B e C, nonche' l'Hiv, devono essere eseguite sul siero materno non prima dell'ultimo mese di gravidanza.
Come si può constatare visitando i siti internet delle banche private che nel mondo conservano le sacche del sangue cordonale, questa pratica è come una "assicurazione sulla vita". Alle future mamme viene dato un semplice kit, che poi devono rispedire nel giro di poche ore. I prezzi vanno dai € 1.900 ai € 2.300 per gli esami iniziali e i trattamenti per la conservazione per 20 anni, piu' 95 euro annuali. Le banche Americane sono le banche che hanno più esperienza nella cryoconservazione, sono le più prestigiose a livello mondiale e possono dare ai genitori una buona sicurezza anche sul piano del controllo applicato, nonostante i prezzi siano accessibili. I personaggi dello spettacolo e delle case reali in genere scelgono le banche americane ed alcune banche inglesi. Alcune delle banche più prestigiose al mondo, nelle quali hanno conservato il sangue del cordone del proprio figlio alcuni personaggi famosi, sono Cord Blood Registry, New England Cord Blood Bank e ViaCord.
Un chiaro esempio è quello della Casa Reale spagnola che ha confermato che le cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale dell'infanta Leonor di Borbone, nipote del re Juan Carlos e possibile futura erede del trono di Spagna, sono state congelate in un centro specializzato statunitense per essere conservate per futuri scopi terapeutici. Nell'ottobre scorso, subito dopo la nascita di Leonor, su proposta della clinica madrilena dove avvenne il parto e per decisione dei genitori e principi ereditari Felipe e Letizia delle Asturie, fu prelevato il sangue dal cordone ombelicale e trasferito in un centro specializzato in Arizona. E ora le cellule staminali dell'infanta sono conservate per essere eventualmente utilizzate in futuro. Una decisione, quella di Felipe e Letizia, simile a quella presa da numerose famiglie spagnole.
In Italia il numero di mamme che sceglie questa strada è sempre più numeroso, anche se l’iter burocratico prevede il rilascio di un’autorizzazione Ministeriale (secondo l’ordinanza del 13 aprile 2006) per poter effettuare la conservazione per uso autologo nelle banche private estere.