| Ercolano: L'Urbanistica E L'Edilizia
Ercolano presenta un impianto urbano di
tipo "ippodameo": essa è, infatti, attraversata da strade
perpendicolari tra loro che racchiudono lotti abitativi
stretti e lunghi definiti Insulae. Attualmente,
avvalendoci anche del supporto delle piante
dell'esplorazione settecentesche redatte dal La Vega,
conosciamo otto insulae delimitate da 3 cardines e due
decumani; Le due insulae orientali appaiono molto più
estese, così come quelle occidentali.
L'estensione ipotetica della città,
considerando l'esistenza a monte di un'altro decumano e di altri
cardines sul lato occidentale, dovrebbe essere di circa 12
ettari. Le mura sono visibili soltanto nel tratto meridionale e,
tra l'altro, in parte inglobate nelle costruzioni signorili che
si sviluppano sul ciglio del promontorio in età augustea. Esse
appaiono oggi come un grosso muro di terrapieno costruito
utilizzando grossi ciottoli di pietra lavica e pomici vesuviane,
intonacate e con profilo a gola dritta. In esse si aprono le
strette porte della città che attraversano delle rampe di
discesa, collegano la città alla marina.
Quelle che attualmente si vedono sono poste
all'estremità dei cardini e denominati dal Maiuri sulla
numerazione di quest'ultimi, porta III, IV e V (porta marina).
Le strade dell'antica Ercolano si presentano pavimentate con
grossi basoli di pietra vulcanica, fatta eccezione del V cardo
che, invece, è pavimentato in calcare. Questa pavimentazione è
stata preceduta da una più antica realizzata in ciottoli
fluviali. Su di essa rare sono le presenze di solchi determinati
dallo sfregamento di carri, mentre molto più frequenti sono i
portici che aggiungono signorilità agli ingressi privati e
offrono riparo ai clientes. A questi motivi si aggiunge quello
forse primario di più sicuro sostegno ai balconi dei piani
superiori, esigenza che è stata avvertita soprattutto dopo il
terremoto del 62 dopo Cristo.
La città aveva un suo sistema fognario
attestato dalla presenza di un tratto che terminava con un pozzo
di raccolta sotto il III cardo, visibile all'ingresso della
strada che convogliava le acque del decumano massimo e nel quali
si immettevano gli scarichi delle case che si affacciavano sulla
strada. Molto più ampio è l'impianto lungo il V cardine, che
convoglia tutti gli scarichi delle botteghe, delle abitazioni, e
le acque piovane e doveva servire inoltre allo svuotamento
dell'acqua della piscina cruciforme della Palestra.
Al sistema fognario, comunque, sopravvivevano
i pozzi assorbenti delle case private. Vari sistemi coesistevano
anche per l'approvvigionamento idrico, che va dalla raccolta
delle acque attraverso gli impluvi in cisterne, alla
perforazione del banco tufaceo fino alle falde freatiche e fino
all'allacciamento al grande acquedotto del Serino di età
augustea. Di ultima sistemazione abbiamo soltanto l'attestazione
data dalla presenza di due pilastri elevatori (castellum aquae),
uno all'incrocio del III cardo col decumano superiore e l'altro
all'incrocio del IV cardine col decumano inferiore.
L'acqua diramata dall'acquedotto alimentava
tra l'altro le fontane pubbliche poste all'incrocio delle
strade. Esse, costruite in calcare, hanno derivato il nome dal
dio raffigurato nei mascheroni scolpiti nelle lastre e dai quali
esce il getto della fontana: la fontana di Nettuno, all'incrocio
col decumano inferiore e il V cardine, la fontana di Ercole
all'incrocio del 5° cardo col decumano massimo e quella di
Venere all'incrocio del 3° cardo col decumano massimo.
|
 |
Per quanto riguarda l'edilizia, mentre per
quella pubblica possiamo dire poco per la mancanza di
conoscenza di tutti gli edifici, per quella privata invece
abbiamo ad Ercolano l'attestazione quasi completa
dell'evoluzione e trasformazione dell'impianto della domus
di tipo sannitico. Infatti, in seguito alle vicende storiche
e politiche degli anni compresi tra III secolo avanti Cristo
e le guerre sociali, il contratto con la cultura greco -
orientale modificò i vecchi schermi della casa italica con
l'introduzione del peristilio che diventerà il nuovo fulcro
dell'abitazione. Il riferimento ai nuovi modelli è di natura
ideologica e politica ed ha nella costruzione della casa del
Fauno a Pompei la sua piena realizzazione. Ad Ercolano
questo desiderio di lusso e di bellezza lo si osserva nella
decorazione dell'atrio e della loggia della casa Sannitica,
databile al II secolo avanti Cristo, e nei finti
rivestimenti marmorei di I stile pompeiano.
Con la deduzione della colonia sillana dell'80
avanti Cristo di Pompei e la trasformazione di Ercolano in
municipio, la nuova classe dominante, scaturita da elementi
sanniti e romani, costruisce le proprie abitazioni a danno di
altre più piccole secondo un fenomeno di aggregazione o di
modificazione delle precedenti abitazioni.
Dall'altro, in età augustea, l'utilizzazione
di ampi settori delle mura urbane, divenute ormai inutili, diede
vita alla costruzione di case tutte protese alla veduta del
golfo che sviluppano gli ambienti su terrazze a vari livelli,
articolati secondo gli schemi delle ville marittime. Il lusso
degli ambienti è sottolineato anche dagli apparati decorativi,
dall'arredo e dalla suppellettile, il cui livello medio è ad
Ercolano più alto rispetto a quello di Pompei grazie all'apporto
culturale della vicina Neapolis (Napoli). Accanto alle case
signorili coesistono quelle del ceto mercantile e dei poveri.
Per la risoluzione della carenza di spazio, all'atrio subentra
il cortile come pozzo di luce e di aerazione per i vari
quartieri della casa che da monofamiliare diventa plurifamiliare
dando vita a dei veri e propri condomini.
Alla modificazione degl'impianti
corrisponde l'utilizzo e la sperimentazione di nuove
tecniche edilizie: esempio tra i più significativi è la casa
a Graticcio che anticipa il tipo più modesto di casa a più
piani presente ad Ostia.
Lo sviluppo dei piani superiori porterà
all'occupazione dell'intera area del pianterreno creando
loggiati aggettanti al di sopra dei marciapiedi, sostenuti da
colonne. Le classi meno ambienti, invece, abitano in piccole
stanze o soppalchi (pergulae), come ad esempio alcuni bottegai.
Il processo di assimilazione dei modelli
ellenistici perdura fino all'ultimo periodo della città come
possiamo riscontrare nella Casa del Rilievo di Telefo che
deriva dalle case di Delo il tipo di atrio a colonne.
|