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Lungo l'antica via Cecere,
oggi via Roma, al confine tra Portici ed Ercolano si delinea
la composta facciata di questa piccola villa vesuviana, che
nelle forme e nella decorazione esterna ricorda le
architetture di Domenico Antonio Vaccaro. La villa, forse
originariamente proprietà di D. Andreas Alfano,fu fino al
1809 di G.B. Cirella poi di Luigi Castani dell'Aquila
d'Aragona fino al 1884 e da questi passò a Carlo Brancia,
principe d'Apicerno fino al 1911 quando fu venduta a Paolo
Signorini che la lasciò ai suoi eredi; dopo il sisma del
1980 la villa fu venduta ed acquistata dalla società
Signorini che l'ha restaurata ed aperta al pubblico per
visite e manifestazioni.
La villa, che ha una tipologia a corte ed un impianto
planimetrico pressoché quadrato, si apre sulla strada con
una piccola ma articolata facciata, raccordata con un lungo
muro di cinta a due portali minori che danno accesso al
giardino e presenta due ordini di aperture. Una decorazione
più contenuta al piano terreno va ad arricchirsi al piano
nobile con stucchi che si affiancano ai timpani delle
porte-finestre; il balcone centrale del piano nobile
sormontato dal timpano spezzato sosteneva lo stemma
centrale. Due logge di angolo originariamente scoperte,
presentano una elegante balaustra traforata e completano
l'insieme. Dal portale a bugne di piperno, sul quale si
affaccia la loggia su-periore, si accede in un piccolo
cortile; sul lato dell'androne vi è l'accesso alla elegante
scala ad unico rampante che conduce al piano nobile. Gli
ambienti sono tutti decorati, alcuni ancora con le
decorazioni settecentesche come quelle della galleria con la
volta con fughe di colonne e balaustre, secondo una
prospettiva all'infinito tipica settecentesca, altri con
motivi ottocenteschi, ma sempre di grande raffinatezza e
lasciano trasparire il gusto dei proprietari. Dal piano
nobile si accede alla terrazza dove due scale simmetriche,
realizzate agli inizi del '900 si collegano al giardino, che
confina con il parco inferiore della reggia di Portici e con
quello della villa Maltese. Questa favorevole posizione ha
consentito alla villa di conservare la caratteristiche
paesaggistiche naturali senza particolari alterazioni. Belle
aiuole contornate da vasi in terracotta dall'antica fabbrica
del Granatello, con essenze di agrumi e fiori, fanno da
cornice alla facciata posteriore. Al centro dei viali, posta
in asse con l'ingresso, fulcro della composizione, è la
fontana in piperno con la statua della Leda, copia
dell'originale ercolanese, conservata al Museo Archeologico
Nazionale.
Lungo il muro di confine con la villa Carovita (Maltese) e
con il parco inferiore della villa reale fanno da cornice i
due padiglioni ad archi con cupolette in maiolica, creati
come momenti di sosta per le passeggiate nel parco, con
decorazioni parietali di richiamo esotico.