|
 |
| |
 |
|
Si parte da Jesi, cuore della zona Classica di
produzione del Verdicchio, che di recente è riuscito a
proporsi come uno tra vini bianchi più prestigiosi della
penisola.
Circondata da una cinta muraria che risale al XIV sec.
un susseguirsi di torrioni, bastioni, torri di difesa
che compongono un quadro geometrico molto interessante e
particolare.
Jesi si
raccoglie attorno alla Piazza Federico II. Un tempo vi
si trovava il foro romano, e sembrava che proprio qui,
nel 1194, Costanza d'Altavilla abbia dato alla luce suo
figlio, il futuro imperatore Federico II.
Vi si
possono ammirare il Duomo a San Settimio, risalente al
'700, alcuni palazzi nobiliari, l'ex chiesa di S.
Floriano e la fontana con le leonesse in pietra.
Degno di
nota per la sua bellezza è anche il Palazzo della
Signoria, situato nel centro storico, che si articola
tra tante viuzze, nelle quali è bello passeggiare anche
senza una meta precisa.
All'ora
di pranzo ci si può fermare in una delle caratteristiche
trattorie per gustare i vincisgrassi,
primo
piatto a base di pasta fresca con spinaci, tagliata in
quadretti e sistemata a strati con un ragù di carne,
verdure rigaglie di pollo e formaggio, messi poi a
gratinare in forno.
Tra i
secondi si può invece scegliere una buona porzione di
coniglio in porchetta o in potacchio, oppure una
di stoccafisso all'anconetana, con sugo di pomodoro,
verdurine, aromi, olive verdi e qualche acciuga
per insaporirlo.
Lasciando
alle spalle Jesi, si fa rotta verso Staffolo,
dove si può far visita al Museo dell'arte del vino e
dello spumante e partecipare alla Festa del Verdicchio,
che si tiene nella seconda domenica di agosto.
|
Il
Verdicchio
Vitigno
delle Marche per eccellenza, il verdicchio
rappresenta oltre la metà della produzione a
denominazione di origine controllata di questa
regione, dove trova l'ambiente ideale per dare i
suoi frutti migliori. Le zone più vocate sono la
media e l'alta valle dell'Esino, mentre al di
fuori di quest'area il verdicchio perde
personalità e spessore. Matura in genere nella
prima decade di ottobre e ha una produttività
piuttosto incostante. In realtà, più che di
verdicchio, sarebbe meglio parlare di
"verdicchi", per distinguere quello di Jesi da
quello di Matelica. Quest'ultimo che cresce in
una vallata chiusa e con un clima più
continentale, si caratterizza per minore
produttività, maturazioni ritardate e grande
concentrazione di acidi, garanzia anche di
un'ottima tenuta nel tempo. La storia del
verdicchio ha vissuto fortune alterne.
Conosciuto all'estero nel 1960/70 per la
bottiglia a forma di anfora, disegnata nel 1954
dall'architetto Maiocchi, ha poi vissuto un
periodo meno felice a causa di un livello
qualitativo non sempre convincente. Ultimamente
lo si sta riscoprendo come vitigno di
personalità, in seguito a un'approfondita
ricerca sperimentale che ha portato alla
selezione di cinque "famiglie" di verdicchio,
per un totale di 20 cloni, con caratteristiche
differenti a seconda delle tipologie di vino da
produrre e per le diverse zone di produzione.
|
|
 |
Sarà
l'occasione per apprezzare i portali del XIV sec., la
Collegiata di San Francesco e la chiesa di Santa Teresa.
Viaggiando verso San Paolo di Jesi, si potrà ammirare la
bella chiesa di Santa Maria della Castellaretta,
risalente all'epoca barocca.
Attraverso colli pennellati di verde dei vigneti si
raggiunge Cupramontana, dove restano tracce
dell'epoca romana nelle antiche terme, mentre l'epoca
medievale e testimoniata dall'architrttura del centro
Storico.
In questo
paesino si possono visitare le chiese di San Lorenzo e
di San Leonardo, oltre al Monastero di Santa Caterina,
oco conosciuto ma con gl'interni ricchi pregevoli opere.
Il polo di attrazione più singolare è però il
Museo Internazionale dell'etichetta del Vino,
all'interno di Palazzo Leoni. Sono più di sessantamila
le etichette esposte, suddivise in una prima sezione
storica, con esemplari del XIX sec., una seconda
artistica, con etichette molto belle e fantasiose, e per
concludere una terza, con pezzi provenienti da tutto il
mondo, nella quale spicca la zona dedicata al
Verdicchio. Se si partecipa alla festa dell'uva che si
tiene nella prima domenica di ottobre, l'occasione è
buona per assaggiare qualche dolce tradizionale, come la
cicerchiata
o la
beccùte.
|
 |
|
Beccùte, cicerchiata e altre dolci golosità
I dolci
delle Marche si caratterizzano spesso per
impasti a base di farine di origine diversa, con
miele frutta secca e qualche tocco speziato per
arricchire i profumi e i sapori. Le beccùte, per
esempio, sono piccoli panini dolci, ottenuti da
un impasto di farina di mais, noci, pinoli,
uvetta, un po di zucchero e olio extravergine di
oliva, da cuocere in forno. Un altro dolce
tradizionale è il frustingo, a base di
fichi secchi, frutta secca, come mandorle noci,
uva passa, miele, cannella, cedro candito, e un
po' di zucchero; l'impasto ottenuto viene messo
in una tostiera e cotto in forno. Uova, farina
bianca e un po'di Cognac sono, invece, gli
ingrediendi della cicerchiata, dolce composto di
bastoncini fritti nello strutto, poi messi in un
piatto e cosparsi di miele e di mandorle
tritate.Il lonzino di fichi secchi, una vera
leccornia, tra l'altro molto rara. I fichi
secchi vengono macinati con noci, mandorle
tritate e semi d'anice; il tutto viene poi
pressato e avvolto in foglie di fico, a formare
un piccolo salame verde, da consumare durante le
feste natalizie. Il mosto entra a far parte
anche della ricetta dei biscotti al mosto,
ottenuti da un impasto di pasta lievitata con
pane, mosto, zucchero, uova, lievito e un po di
olio extravergine, con aggiunta di semi d'anice
per aromatizzare. |
Da
Cupramontana, e possibile fare una breve deviazione e
arrivare alle Grotte di Frassari, per proseguire poi
fino a Matelica, dove gustare l'ottimo Verdicchio di
quella zona. Merita una visita, anche Castelplanio, a
pochi passi da Matelica, dove è possibile ammirare l'Abazzia
di San Benedetto dei Frondigliosi, risalente al XI sec.
e la chiesa di San Sebastiano. Qui, durante il secondo
week-end di luglio, allo spettacolare palio della
mongolfiera.
Proseguendo, si arriva a Montecarotto, situato di
chiara vocazione viticola compresa in ben tre
denominazioni: Verdicchio dei Castelli di Jesi, Rosso
Piceno ed Esino.
Dalla
piazza del Belvedere si può ammirare uno splendido
panorama, che nei giorni più limpidi permette di vedere
il mare all'orizzonte, al di là di un paesaggio di
colline vitate. Questa piazza, come tutto il paese, si
vivacizza in modo particolare in occasione della
manifestazione "Verdicchio in Festa", durante la prima
settimana di luglio dove possibile apprezzare questo
vino accompagniato da profumati salumi e formaggi
tradizionali.
Concludiamo il nosto itinerario arrivando a Serra dè
Conti, dove si possono visitare la Porta della
Croce, la chiesa di San Michele e il monastero di Santa
Maria.
Nell'ultimo week-end di novembre, in occasione della
festa della cicerchia, di cui Serra dè Conti viene
considerata la capitale, si ha la possibilità di
assaggiare questo legume in diverse preparazioni, tra
cui una succulenta zuppa servita in una grossa ciotola
di pane.
|
|
|