Golf
Dall’Eastern
Cape al Mpumalanga, dal Northern Cape al Free State, dal
Western Cape al KwaZulu Natal, il Sudafrica è il
paese del golf. Non potrebbe essere altrimenti con
quelle distese a perdita d’occhio e con il clima che in
ogni momento dell’anno abbronza i volti dei giocatori.
Decine di golf club sparsi in tutto il paese, campi da 9
o 18 buche di lunghezza variabile, persino per lo sport
inventato forse dalla Scozia forse dall’Olanda (tanto
che il termine golf sembrerebbe derivare
dall’olandese kolf che significa mazza, stecca)
il Sudafrica è un paradiso. Lo pratica una nutrita
schiera di donne, con tanto di campionati, ed è diffuso
anche tra i più giovani che qui, decisamente, gli hanno
tolto quella patina da ricco americano della Florida
ormai in pensione che riposa ancora nell’immaginario
collettivo nutrito a serie tv e easy magazine.
Tra i golfisti
professionisti più famosi del mondo c’è proprio un sudafricano di
Johannesburg, Gary Player, che, oltre ad aver vinto una quantità di
“championships”, ha disegnato oltre 300 campi da golf in tutto il
mondo.
La prima e facile
tappa del golfista in Sudafrica si trova a una cinquantina di
chilometri da Rustenberg, a sua volta a 119 chilometri da
Johannesburg: qui è stata infatti costruita la Las Vegas
sudafricana, Sun City, con una riserva per il safari e per
un’altra miriade di attività ricreative, anche i casinò. Campo da 18
buche per un totale di 72 par (un par è il numero dei
colpi previsto per terminare ogni buca), il “Lost City Golf
Course”, disegnato proprio da Gary Player, ricrea, per esempio,
con il suo terreno ondulato e roccioso puntellato di rovine, la
Lost City dello Zimbabwe, un’antica e mistica città del cuore
dell’Africa. In una pozza d’acqua situata alla tredicesima buca
hanno dimora 40 coccodrilli del Nilo che aggiungeranno un po’ di
brivido ai colpi, mentre tutt’intorno, al di là delle recinzioni, si
trova la Pilanesberg Game Reserve ed è facile, mentre si
tenta una buca, vedere giraffe e altri animali.
Johannesburg
potrebbe essere un’altra meta del golfista in cerca di emozioni
sudafricane: tra i campi da golf, il Glendower Golf Club, un
18 buche (72 par) che si trova nei pressi dell’aeroporto. Di
difficoltà media è situato in mezzo alla vegetazione tra buche
coperte da erba kikuyu che regala eccellenti green, canali e altri
ostacoli.
Lungo la Garden
Route i campi da golf sono una delle massime attrazioni: lo sono i
quattro green di Fancourt, a George, dove per due anni
di seguito si è tenuta la Coppa del Mondo del Golf. Ma ancora di più
lo sono i green del Mossel Bay Country Club: sembra un campo
facile, ondulato, senza particolari difficoltà apparenti, affacciato
sull’Oceano Indiano. Ma quando soffia il vento ci vuole tutta la
maestria di un golfista esperto per segnare alcune buche. All’inizio
della Garden Route a 4 ore da Cape Town, aperto da poco all’interno
di un lussuoso resort, c’è un altro record tutto sudafricano:
Pinnacle Point, votato migliore nuovo campo da golf al mondo che
fa impazzire i golfisti esperti per i suoi precipizi, gole rocciose
e un green ridotto che costituisce una vera sfida.
Persino dopo un
safari al Kruger National Park ci si può concedere un green:
a cinque chilometri dall’accesso al parco di Phalaborwa (a
200 chilometri dall’aeroporto di Polokwane), si trova un hotel
quattro stelle - Hans Merensky Hotel & Spa – che promette
“golf in the wild”, golf in mezzo alla natura selvaggia, con un
campo da 18 buche e 72 par disegnato da Bob Grimsdell, che ha
ottenuto il miglior “walking corse”, campo in cui camminare, del
paese. E di essere “wild” è una promessa che mantiene: si alza la
mazza in mezzo a giraffe e zebre e a volte per continuare bisogna
aspettare che si spostino dalle buche. Se questo non è un green
selvaggio...
Lusso
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Quasi
sempre negativizzato spesso – a partire dai proverbi
popolari: non ce n’è uno che lo osanni – se non sempre
viene identificato con lo spreco inutile e dannoso. Ma
lusso non è soltanto l’uso e il consumo di oggetti
superflui. È anche la possibilità di godere della
bellezza e di situazioni che fanno bene all’anima. Il
Sudafrica da questo punto di vista è allora la patria
del lusso. Strutture alberghiere che niente hanno da
invidiare agli equivalenti occidentali, con però quel
quid in più, che le rende uniche: la natura possente
e indomita, la generosa solarità dei suoi abitanti.
Dagli alberghi come il Palace of Lost City, dalle
residenze di campagna come il Cybele Foresty Lodge
nel Kruger ai mall di Pretoria come il Menlyn Park,
dal ristorante La Madeleine, sempre di Pretoria,
dove lo chef Daniel Leusch prepara fantasie
culinarie tratte dalla tradizione belga, al
Plettenberg Hotel a Plettenberg Bay, a circa 200 km
da Port Elizabeth, l’offerta è varia e sempre con
qualche particolarità che la rende diversa da quella di
altre parti del mondo.
Bagni termali,
saune, terapie olistiche, trattamenti di bellezza all’ultralussuoso
Kievits Kroon Country Estate Health Spa, situato appena fuori
Pretoria. Pernottamenti lussuosi in fattoria a Rustenberg e da re a
Polokwane dove si può soggiornare nella Kings Walden Guest House,
il cui giardino è stato votato come il più romantico del decennio,
mentre la stelletta di miglior hotel dell’anno, secondo i
viaggiatori di Trip Advisor, se l’è meritata il Derwent
House, un boutique hotel di Cape Town.
Lodge
cinque stelle nella riserva faunistica Witwater, nel Limpopo
faranno provare l’esperienza indimenticabile di un centro benessere
e dei relativi trattamenti dopo un selvaggio safari, così come il
Sabi Sabi Private Game Reserve, con suite e lodge, piscina e
champagne faranno assaporare la sontuosità sudafricana. I lodge di
lusso all’interno delle riserve sono davvero tantissimi, ai confini
con il Parco Kruger, come il Londolozi Safari Lodge, o nella
Timbavati Private Game Reserve, o ancora nel Thornybush
Private Game Reserve.
Anche il deserto del
Kalahari ha il suo lodge di lusso: lo Tswalu, creato
da Stephen Boler come riserva di caccia e poi trasformato da
Nicky Oppenheimer da spot di lusso affacciato sul deserto.
Safari chic, l’ha chiamato il Conde Nast Traveller. E in
effetti con la commistione di arte e artigianato africano, con il
design contemporaneo realizzato da Boyd Ferguson, il Motse
(come si chiama, all’interno dello Tswalu, la proprietà principale
con le sistemazioni per gli ospiti), ai piedi delle montagne
Korannaberg è lusso intelligente. In ogni suite c’è un camino,
un enorme bagno, una cabina armadio e un’aerea di studio, e dà
ospitalità a un massimo di 20 persone. E poi piscina, spa, tv
satellitare, wi-fi, una specie di museo che espone rarissime pezzi
di di artigianato locale, e anche una libreria: african chic, of
course.
Mare
Il
Sudafrica non è solo il paese del safari, del bush,
della savana, delle distese immense e del deserto
infinito e bruciante. È anche il paradiso dei surfisti,
la meta d’obbligo per il whale watching, l’avvistamento
delle balene, il luogo ideale per chi ama gli scogli e
il posto perfetto per chi cerca spiagge bianche e acque
cristalline. Da Hully Point, sull’Oceano Indiano,
ad Alexander Bay, all’inizio della Costa dei
Diamanti, sull’Oceano Atlantico, è un susseguirsi di
spiagge, porti, cittadine marinare e riserve.
A Durban – la Miami
del Sudafrica che gli abitanti chiamano Surf City o Thekwini,
“mare” in lingua zulu – oltre a passare le giornate sulle spiagge
(ne ha chilometri che si srotolano lungo la costa come un tappeto
bianco e soffice), si può visitare l’uShaka marine World e
vedere da vicino migliaia di pesci. A Umhlanga Rocks si
possono incontrare branchi di delfini che compiono acrobazie a pelo
d’acqua, i loro gioiosi inni alla vita. Mentre in giugno e luglio
saranno le sardine a stupire il visitatore che in quei mesi migrano:
chilometri di pesci che si avvicinano alla costa, una distesa
brulicante e luccicante. C’è chi si immerge proprio qui, per fare
l’esperienza unica di nuotare circondati da ogni lato dai pesci. E
se a Durban c’è anche l’Istituto degli Squali del KwaZulu-Natal,
la Wild Coast, da East London a Port Edward, è puntellata di
scogliere a strapiombo sul mare, con insenature incantate fatte di
spiagge bianche isolate lambite dalle acque dell’Oceano Indiano.
Trecentocinquanta chilometri di villaggi xhosa e località di
villeggiatura dove è bello girare a piedi, da un paese all’altro,
accolti dalla cordiale gente del posto.
Andando verso
Cape Town, dalla Wild Coast si può fare tappa a Port
Elizabeth: all’Addo Elephant Park, la riserva degli elefanti per
la quale Port Elizabeth è famosa, si possono avvistare tutti
i Big Seven. Oltre a elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi,
bufali, anche la balena e il grande squalo bianco. Megattere e
balene australi si accoppiano nell’area protetta del Woody Cape:
può anche capitare di vedere il parto di un balenottero, che viene
al mondo uscendo per la coda, per non affogare. Qui ci sono quattro
spiagge che hanno ottenuto la Bandiera Blu: Hobie Beach, Humewood
Beach, King’s Beach e Wells Estate.
Continuando ancora
verso Città del Capo, ecco Jeffrey’s Bay: i surfer di
tutto il mondo la conoscono, non solo per le onde lunghe e perfette
su cui scivolare a braccia larghe, ma anche per la vendita di
articoli per il surf.
Anche la West
Coast - dopo Città del Capo con le sue spiagge affollatissime,
il Two Oceans Aquarium, Robben Island (dove fu tenuto
prigioniero Nelson Mandela) e il Capo di Buona Speranza - è
puntellata da villaggi di pescatori e paesaggi di incredibile
bellezza. Alla fine del lungo viaggio a ridosso del mare, si trova
Port Nolloth. Il porto fu creato a metà Ottocento per
l’esportazione del rame che veniva scavato nelle miniere vicino a O’Kiep.
La cittadina è l’unica località che può ospitare visitatori di tutta
la Costa dei Diamanti: anche qui, in anni non troppo lontani,
sono stati trovati i diamanti, di cui il Sudafrica è ricco: ancorate
al molo si possono vedere le imbarcazioni usate per dragare il fondo
alla loro ricerca. Port Nolloth ha un suo fascino tutto
particolare: per chi arriva dal deserto del Kalahari parrà un
miraggio, con l’Oceano Atlantico in lontananza e l’odore del pesce.
Ancora oltre si trova Alexander Bay, questa sì vera città dei
diamanti: proprio qui, a nord della cittadina, ha inizio la Namibia.
Parchi
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Il
Kruger, naturalmente. Ma anche l’area protetta di
Dinokeng, il parco nazionale Pilanesberg e l’Addo
Elephant Park, le riserve naturali Tswaing, Kgaswane,
Soetdoring, Tussen-Twee-Riviere, Franklyn, Kloofendal,
Shamwari, Pumba, Kariega, Kwandwe. E poi: la costa degli
Elefanti, il parco dei rinoceronti bianchi Hluhluwe
Umfolozi e la riserva marina di iSimangaliso
Wetland Park. Il Sudafrica è in primis, da
est a ovest, da nord a sud, i suoi immensi parchi.
Enormi aree protette dove circolano in libertà i Big
Seven (elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi,
bufali, e balene e squali bianchi): ma anche altre
centinaia di specie animali (impala, galagoni,
mellivore, manguste, nyale, kudu maggiore, orici,
facoceri, zebre) in una sorta di Eden incontaminato e
primigenio la cui forza e potere evocativo e suggestivo
sono destinati a echeggiare a lungo nell’anima di chi le
visita con cuore aperto. Il rispetto per gli animali è
infatti quanto basta per vivere un’esperienza
irripetibile, per risvegliare gli archetipi che dormono
nell’inconscio, quasi in stand by e perciò pronti a
riattivarsi al primo appropriato click. Il Kruger,
si diceva: largo 65 chilometri e lungo 350, per un
totale di migliaia di ettari di savana incontaminata e
aperta, puntellata da lodge e campi tendati, anche
lussuosissimi, solcata da fiumi, sovrastata da pareti
rocciose e bush, attraversata da ghepardi, leopardi,
leoni, elefanti, bufali, rinoceronti, giraffe,
ippopotami, ma anche roane e antilopi suni. Attrezzato a
sud, la parte più visitata, bellissimo a nord, attorno a
Punda Maria e Pafuri, il Kruger confina con il Mozambico
e con le province del Limpopo e dello Mpumalanga. Ha
dieci ingressi, gli heks in afrikaans. Vi si
accede da Johannesburg, da Makhado, Nelspruit o a
settentrione da Polokwane: qui è ricco di baobab, di
bufali e di elefanti.
A dorso di elefante
o di cavallo, a piedi o in una jeep aperta, di mattina molto presto
o al tramonto: le possibilità per incontrare i padroni di questa
terra saranno tantissime e tutte egualmente emozionanti, ancora di
più se la guida è brava. Si tratta di solito di ex membri dei corpi
speciali dell’esercito sudafricano. A volte si fermano; in
lontananza c’è un rinoceronte che sta per combattere. Lo indicano.
Spiegano. Raccontano. E in pochi istanti, anni di osservazione e di
vita nel bush, diventeranno patrimonio comune.
I safari non sono
tuttavia soltanto Kruger. Al Pilanesberg National Park, 500
chilometri quadrati di vulcani e crateri ormai spenti da millenni,
sono ospitate, oltre a tutti i grandi animali africani, anche oltre
300 specie di uccelli. Un altro spot famoso per il birdwatching è la
Kloofendal Nature Reserve, vicino a Johannesburg, che ospita
il Melrose Bird Sanctuary. Nella riserva faunistica Kwalata, invece,
si può esplorare a dorso di elefante. Ma il must per gli elefanti è
l’Addo Elephant Park, vicino a Port Elizabeth: il parco si
estende fino alla costa, da dove si possono avvistare le megattere e
le balene australi, e ospita un branco di oltre 450 elefanti. Quando
venne istituito, nel 1931, ne restavano soltanto 11. A salvare
dall’estinzione il rinoceronte bianco è riuscito, invece, lo
Hluhluwe Umfolozi Park, vicino a Durban.
Gli altri parchi
In totale i parchi nazionali del Sudafrica sono venti, interamente
gestiti dall’Ente dei Parchi Nazionali Sudafricani (SANParks):
un sistema di aree di conservazione ambientale che comprendono tutte
le varietà endemiche di flora e fauna e i paesaggi più tipici del
paese. I Parchi Nazionali sono l’ideale per escursioni di uno o più
giorni, utilizzando mezzi propri o presi a noleggio, oppure
usufruendo delle visite guidate organizzate dal parco.
Una natura generosa che si stende davanti agli occhi di chi la
osserva come un manto di preziose biodiversità, il terzo al mondo in
Sudafrica per varietà ed importanza. La scelta dei parchi naturali è
vastissima. Oltre a quelli già citati, meritano di essere visitati
il Mountain Zebra National Park, nell’Eastern Cape, dove vive
la più popolosa comunità mondiale delle inafferrabili zebre di
montagna, mentre gli amanti delle escursioni non possono perdere lo
Tsitsikamma National Park, che si estende su un’area
ricoperta da una foresta lussureggiante, con una costa rocciosa e
magnifiche spiagge dalle quali osservare delfini, balene australi e
megattere.
Nel KwaZulu Natal l’Ukhahlamba Drakensberg Park vanta
spettacolari monumenti naturali, come Cathedral Peak e l'altopiano
di Giant's Castle dove in alcune caverne è possibile ammirare l'arte
rupestre dei San. Le vaste pianure e le infuocate dune del deserto
che si stemperano in un arido bush rendono il Kgalagadi
Transfrontier Park – primo parco transfrontaliero del Sudafrica,
con i suoi 3,6 milioni di ettari tra il Northern Cape ed il Botswana
– il luogo ideale per ammirare i predatori come ghepardi, leopardi,
dingo, iene, sciacalli o i leoni del Kalahari a criniera scura.
Il Golden Gate Highlands National Park, con i suoi 12,000
ettari di parco e le antiche pitture rupestri del popolo San si
trova nel Free State, alle pendici dei monti Maluti, e prende il
nome dalla colorazione dorata delle ripide pareti di arenaria che
brillano al sole.
Nell’Augrabies Falls National Park le acque del fiume
compiono un salto di circa 65 m in uno stretto burrone. Il parco è
popolato da 55 specie di mammiferi e da 63 specie di rettili e
anfibi.
Romantico
Tramonti
mozzafiato su spiagge selvagge e deserte, uccelli che si
alzano in volo all’alba nella luce calda del primo
mattino, un gruppo di leoni che si abbevera a una fonte
mentre il sole, come un disco incandescente, si inabissa
dietro i monti, in lontananza. E ancora: delfini che
saltano nell’acqua a pochi metri dalla barca,
apparizioni magiche, come pennellate lucenti sul bianco
di un quadro. Lodge di legno nel bush e di fronte il
respiro della savana. I balli e i canti degli xhosa, con
i loro ritmi che ricordano la musica sacra e corale. Il
Sudafrica è sempre più la meta di viaggi di nozze o di
fughe romantiche alla ricerca della fonte primordiale
della vita sulla terra. L’Africa è la culla dell’umanità
e ricongiungersi con una parte tanto importante quanto
nascosta del proprio essere è un’esperienza che cambierà
profondamente gli innamorati che andranno a cercare echi
del loro sentimento proprio qui, in Sudafrica.
Il tramonto sulla
cima di Naval Hill, per esempio, all’interno della Franklin
Game Reserve, a Bloemfontein, nel pieno della città: pur restando
all’interno della riserva si domina il paesaggio urbano e i 250
ettari di natura incontaminata. Al tramonto le giraffe che
incrociano i loro lunghi coli, le zebre che si vanno ad abbeverare,
gli uccelli che spargono i loro canti nell’aria, saranno una visione
magica e molto molto romantica.
Di hotel e lodge
charmant il Sudafrica ne offre a decine. Sempre a Bloemfontein, si
può svegliarsi con il canto del gallo e la colazione a letto per
esempio alla fattoria De Oude Kraal, mentre il sole incendia
la savana. I resort con la Spa all’interno sono sparsi un po’
ovunque nel paese: il livello dei servizi ha uno standard
occidentale, più che comodo. Ci si potrà fare massaggi a due o
rilassarsi in lussuosi boutique hotel come l’Hartford House
nella provincia KwaZulu-Natal : qui si trova un ristorante tra i
dieci migliori del Sudafrica (si può anche farsi preparare un tavolo
per due, a lume di candela, nel giardino) e un centro benessere di
fama. Perfetto per una festa di matrimonio.
Anche le riserve
private ospitate all’interno dei parchi, come quelle – numerosissime
– del Kruger, offrono momenti indimenticabili, come una cena a due
di fronte a un falò sotto la coperta di un cielo stellato.
Invece, lungo la
Whale Route, si può assistere all’accoppiamento delle balene:
partendo da Cape Town verso est lungo la strada costiera (120
chilometri) da agosto a novembre si possono avvistare direttamente
dalla strada, oppure si può sostare in uno dei centri abitati –
Strand, Gordon’s Bay, Rooiels, Hanglip, Betty’s Bay, Kleinmond,
Hermanus – e godere delle scogliere a picco sull’Oceano
Atlantico, delle montagne, dei chilometri di spiagge di sabbia
bianca. Il punto migliore per osservare le balene durante l’inverno
australe è Hermanus, a 115 chilometri da Cape Town. Proprio
qui alla fine di settembre, quando le balene entrano nella baia per
accoppiarsi, si tiene un festival annuale dedicato a questi
incredibili animali. In città, oltre a un museo dedicato al rapporto
con il grande cetaceo, l’Old Harbour Museum, c’è perfino un
whale crier ufficiale, uno “strillone” che annuncia, ad
agosto, l’avvicinarsi delle balene alla costa: anche questo evento è
segnato da un festival. Whale crier dal 1998 è Wilson
Salukazana. Sarà romanticissimo sentirlo urlare “Whale!!!”.
Per I Bambini
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In
viaggio con i bambini, lo sanno tutti i genitori, può
diventare un incubo. Se poi si pensa all’Africa, è
l’ultimo posto al mondo in cui si porterebbero: basta
immaginare tutte le vaccinazioni e le conseguenti
attenzioni che si dovrebbero avere per scoraggiare anche
i più avventurosi. Ma in Sudafrica le cose non stanno
così e si può persino partecipare a safari con i più
piccoli. Non solo perché vengono organizzati ad hoc, ma
anche perché ci sono riserve che sono assolutamente
malaria free. Come l’Addo Elephant National Park,
a 72 chilometri da Port Elizabeth che nei suoi 292 mila
ettari di estensione, ospita 450 elefanti. Ma anche il
Kruger, con tutti i suoi punti di accesso e le
numerose offerte di pernottamento, per le famiglie può
diventare una meta giusta (però è una zona malarica e
durante l’inverno australe è meglio visitarlo
equipaggiati nel modo giusto, con zanzariere, per
esempio, o indumenti che coprono braccia e gambe). In
ogni caso, ci sono tour operator che offrono pacchetti
per le famiglie in riserve malaria free, dove si
potranno avvistare pinguini, babbuini, foche e balene
nella zona del Capo o i big five nella regione di
Madikwe, altra zona dove non si corre il rischio di
contrarre la malaria.
Nelle miriadi di
spiagge che puntellano le coste dall’Oceano Indiano a quello
Atlantico, le piscine e i facili sentieri escursionistici sono
adatti anche ai più piccoli. La Table Mountain, a Cape Town,
è sicuramente una meta che piacerà ai bambini: ci sono cabinovie che
portano nei punti più alti e una vegetazione con 1.470 tipi di
piante diverse. Si può fare trekking e poi tornare a Cape Town, tra
le città la più sicura e divertente per i bambini, piena com’è di
cose da fare e da vedere.
Merita una visita
Oudtshoorn, capoluogo del Little Karoo, lungo la route
62, famosa per gli struzzi: ovunque si vendono uova e piume di
questi buffi animali. Si possono visitarne gli allevamenti o andare
alle Cango Caves, delle grotte che in alcuni punti sono
lunghissime e strette ed umide, ma molto divertenti.
E come dimenticare
le balene? Saldamente fissate nell’immaginario infantile, questi
enormi cetacei, le regine del mare, sono avvistabili lungo tutta la
Garden Route, dopo Cape Town, e anche sull’altra costa,
quella dell’Oceano Indiano.
In Treno
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In
questo mondo fatto di velocità – quasi la realizzazione
del sogno dei Futuristi di marinettiana memoria –
assaporare un viaggio slow, fatto di tragitti lunghi
lentamente percorsi, sta ormai diventando un’alternativa
e anche una sorta di panacea per le anime tormentate
dalle metropoli. Non si potrebbe spiegare altrimenti la
moda dei viaggi in treno, anche in Italia – sulle reti
secondarie – ormai diventata una sorta di must del
viaggiatore alternativo. Viaggiatore, appunto: non
turista. Con pesanti valige griffate dai segni del suo
passaggio negli angoli più remoti della terra e lunghe
ore di vuoto che si snodano una dopo l’altra come
pensieri in caduta libera, mentre lo sguardo divaga dal
finestrino e si inebria di posti, persone, paesaggi.
Anche in Sudafrica, ormai dagli anni Ottanta, la moda
del treno è diventata un’alternativa ai safari e alle
spiagge. Non sarà il nord del Cile dove nel deserto
dell’Atacama corre il treno più solitario del mondo. Non
sarà neanche l’Orient Express, quasi un simbolo del
viaggio autentico e dell’autentica avventura, che
nell’Ottocento collegava Parigi a Istanbul. Ma è forse,
per certi aspetti, qualcosa in più. Si tratta, per
esempio, del Rovos Rail tra i treni più lussuosi
del mondo; e questo è già una differenza. Porta un
massimo di 72 passeggeri e ha 36 suite, arredate in
grande e classico stile. I vagoni risalgono tutti agli
anni Venti e Trenta e la locomotiva è a vapore. Le
finestre sono enormi e si affacciano sul cuore del
Sudafrica che scorre come in un film proiettato al
rallentatore.
La partenza è da
Città del Capo: si inerpica attraversando il paese, finendo con il
compiere una sorta di coast to coast alla sudafricana, da quella
Atlantica a quella indiana, passando attraverso riserve popolate dai
Big Five. Le tappe sono tante: Durban, per esempio, e poi
verso l’interno, fino a raggiungere Pretoria e
Johannesburg, ma anche Matjiesfontein e Kimberley.
Una volta l’anno, a luglio, per 14 giorni, il treno arriva fino allo
Zimbabwe, allo Zambia, alla Tanzania e alla Namibia.
Anche il Blue
Train è molto famoso da queste parti, forse ancora più famoso
del Rovos. Il collegamento è tra Pretoria e Cape
Town, 27 ore di extra lusso più moderno del Rovos, fatto di
marmi e dorature, suite, design e cucina internazionale. Sul Blue
Train si possono anche organizzare viaggi tailor made, ad hoc
dunque: per esempio si può prenotare il treno per un matrimonio.
Altri treni, meno
lussuosi? Per esempio lo Shongololo Express: si viaggia di
notte per accogliere l’alba ogni volta in un posto diverso (gli
organizzatori portano i viaggiatori a esplorare i dintorni a bordo
di mini van). Ogni vagone è diviso in “stanze” per due persone,
bagno e doccia sono in comune. Ci sono ovviamente anche le suite,
con stanza, salottino e bagno privato e anche sistemazioni che sono
una via di mezzo tra queste due. Gli itinerari sono tanti, ce n’è
uno che in 16 giorni attraversa sei paesi diversi: Sudafrica,
Mozambico, Swaziland, Botswana, Zambia, Zimbabwe, e di ritorno in
Sudafrica.
C’è un altro treno a
vapore che attraversa la ultra scenica Garden Route e che è l’ultimo
avamposto dei treni passeggeri d’antan: l’Outeniqua Choo-Tjoe. Un
tour di 67 chilometri che parte dal Outeniqua Transport Museum di
George e passa, tra l’altro, attraverso una cava naturale e
spettacolare, la Kaaiman’s Grotto, affacciata sull’oceano.
Low Cost
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Campeggi, ostelli, cottage con uso di cucina. E ancora:
B&B, alloggi nei parchi nazionali, stanze nelle case
private. Viaggiare con un budget limitato in Sudafrica
non è un problema: il rapporto qualità-prezzo di solito
è ottimo. Di gran moda tra i sudafricani le guesthouse:
a Irene, un villaggio di campagna intervallato da
giardini ed enormi alberi a metà strada tra Pretoria e
Johannesburg, si può soggiornare al Greenlea Guest
House con 69 euro a stanza. Anche Sun City,
non lontano da qui, offre l’economico Cabanas, dove
soggiornare con tutta la famiglia senza spendere troppo.
La soluzione preferita dai sudafricani con budget
ristretto restano comunque i campeggi: ogni città ne ha
uno (per tenda o camper), tutti ben attrezzati con
docce, servizi igienici, aree per cucinare e altro
ancora (il prezzo medio è di 7-8 euro a persona). Alcuni
hanno viste meravigliose, come il Double Mouth
sull’Eastern Cape, che offre possibilità di
camping di fronte al mare a un massimo di 30 persone, ma
anche una casa in stile coloniale proprio di fronte alla
spiaggia in cui affittare una stanza.
All’interno dei
parchi ci sono le tende safari o bungalow e cottage attrezzati. E
poi: chalet, e rondavel (capanne tradizionali africane). Tra
gli chalet sono ottimi quelli in fattoria, e anche meno cari: alcuni
offrono bagno e cucina in comune a circa 19 euro per una doppia. Una
via d’accesso al Kruger è da Nelspruit, quasi al confine con il
Mozambico: qui, in Mozambico, a 200 chilometri da Maputo, c’è il
resort costiero di Xai Xai che offre chalet a 60 euro a notte
per quattro persone. A Simon’s Town, lungo la Garden Route,
si può soggiornare, con 20 euro a testa, al Froggy Pond:
anche qui cottage con stanza da letto, cucina attrezzata, bagno,
veranda privata e servizio B&B.
Ancora mare con il
Bulungula Lodge vicino a Mthatha (dove Nelson Mandela
trascorse i primi anni della sua infanzia) nel Transkei, con
bungalow affacciati sulla costa: spiagge, foresta, lagune, colline,
delfini, balene, un’esperienza indimenticabile. Realizzato in
collaborazione con la comunità locale, il villaggio xhosa Nqileni,
che possiede il 40 per cento del lodge, al Bulungula è tutto
ecosostenibile a partire dall’energia solare. Un’immersione nella
cultura locale in un luogo sperduto a un’ora e mezza da Coffee
Bay a 11 euro a notte a persona.
Un’altra idea
economica sono le case-battello: per esempio a Knysna sulla
Garden Route con le sue lagune, a Port Alfred con le sue
spiagge mozzafiato, sul Vaal River con i suoi 55 chilometri
navigabili (quattro notti per quattro persone viene in totale circa
470 euro, vale a dire circa 30 euro a testa a notte, 21 euro in
bassa stagione).
Dal mare ai monti,
si può passare qualche giorno nella riserva privata Lapalala
Wilderness, nella montagna del Waterberg a tre ore e
mezza da Johannesburg e incontrare rinoceronti bianchi e
neri, ippopotami, bufali, giraffe, coccodrilli, leopardi, babbuini e
antilopi. La riserva è stata fondata nel 1981 ed è ora parte della
Waterberg Biosphere Reserve, dove si studiano, tra l’altro,
le comunità di leopardi e dove si sta cercando di ripopolare la
comunità dei rinoceronti. Tantissime le possibilità di alloggio: tra
queste la Kololo Game Reserve a Vaalwater che offre bush
chalet a 129 euro a notte.
Cape Town
La prima
cosa che ti colpisce è la luminosità. Poi la sua gente.
E poi ancora quell’aria europea che ti confonde un po’ e
ti fa sentire a casa e nello stesso tempo no, ti guardi
intorno e non sei a casa. Quella montagna enorme, la
Table Mountain con la cima piatta spesso nascosta
dalle nuvole, e poco oltre il Capo di Buona Speranza.
Quella costa pazzesca, con le balene che spruzzano a “V”
e i piccoli che quando nascono escono per la coda. Il
vento che arriva da tutte le parti, persino dal Polo
sud, e si prende a schiaffi proprio qui. No, non può
essere Europa, anche se il fuso orario sullo stesso
parallelo ti fa credere che non ti sei spostato da casa.
C’è qualcosa di non addomesticato, qualcosa che le città
europee hanno sepolto, perdendo probabilmente
tantissimo. Ma che qui è ancora vivo, forte, presente.
L’Africa. Il sole. La natura ridondante. La vitalità che
non è frenesia del fare, come come in troppe metropoli,
ma sembra un inno alla vita.
E poi la sua gente.
Ci sono i bianchi ricchi che vivono sulle pendici del litorale
atlantico. Ci sono i sobborghi meridionali dei meno ricchi, bianchi
ma anche neri e coloured (che tra l’altro compongono il 50 per cento
della popolazione di Cape Town). Ci sono i sobborghi settentrionali
lungo la curva nord di Table Bay, molto afrikaans. Ci sono le
township dei coloured di Cape Flats e i ghetti dei neri di
Nyanga, Langa e Guguletu: chilometri di bidonville di lamiera e
cartone e legno avvolti d’inverno dal fumo nero dei fuochi e sempre
sommersi da spazzatura. Ci sono gli ebrei, in tutto 20 mila. Ci sono
musulmani. E c’è anche la comunità indiana più numerosa del mondo
(Gandhi iniziò proprio in Sudafrica la sua lotta non violenta). C’è
persino un quartiere gay, il Waterkant, per la quantità di
locali e pub e bar (e anche due spiagge gay friendly: la Clifton
n. 3 e la Sandy Bay). Ci sono rappresentanti delle due tribù
bianche che si sono da sempre contese il Sudafrica, i discendenti
degli olandesi e quelli degli inglesi: due lingue, due tradizioni,
due cucine, due mentalità. Questi due mondi, che dividono il paese a
metà persino nella toponomastica, a Città del Capo si sono mescolati
come non è successo altrove. D’altra parte questa è la città del
melting-pot, altrochè America: non a caso i suoi abitanti la
chiamano Mother City, città madre, perché proprio come
dovrebbe una madre, accoglie a braccia aperte chiunque si dichiari
suo figlio, senza giudizio e senza pretese. Un melting pot che si
assapora prima di tutto nella cucina che davvero non ha niente da
invidiare alle più sofisticate o pretenziose cousine del globo, con
la sua offerta varia e fantasiosa. Poi nell’architettura: nelle
Winelands, la zona dei vigneti (qui si producono vini di
altissimo livello ormai famosi in tutto il mondo), per esempio, il
bianco delle case e lo stile olandese sono diventati parte del
paesaggio. O nelle cabine vittoriane di Muizenberg, dove la
spiaggia di Cape Peninsula svolta a est verso False Bay.
Persino nella natura: basta pensare che qui, al Capo di Buona
Speranza, due oceani si incontrano e di mescolano.
Una città viva,
brulicante, sempre sveglia, piena di eventi e di incontri e di
possibilità, anche estreme e molto da avanguardia: vernissage,
musica, teatro, danza, cinema (tra l’altro proprio qui per la luce e
il sole e la costa e il mare a Cape Town vengono girati spot
pubblicitari in quantità industriale). Ma anche, e soprattutto,
moda, design, architettura e interior decoration che qui trova
alcuni tra i più geniali esponenti contemporanei. Stephen Burks,
per esempio, che per Moroso alla edizione 2009 del Salone del Mobile
di Milano ha realizzato un salotto che era un vero mix di culture e
di materiali, anche di recupero. Sì, perché il recupero e la
sostenibilità, da queste parti stanno diventando una parola
d’ordine, soprattutto tra le generazioni più giovani di creatori e
creativi. E questa è la cosa che più ti colpisce di Cape Town: non
te l’aspetti e arriva veloce, tanto veloce che neanche ti accorgi di
essertela messa in tasca. E poi, una volta a casa, insieme ai cd di
musica afrojazz e alle maschere di legno, magari la tirerai fuori
sentendoti più ricco.
Sport Estremi
Nel film
Point Break, girato dalla prima donna ad aver
ricevuto l’Oscar per la regia, Kathrin Bigelow, i
protagonisti sono quattro amici rapinatori e surfisti
che girano il mondo alla ricerca dell’onda perfetta. Per
la scena finale del film, in cui l’indimenticabile Bodhi
(Patrick Swayze) va in Australia, sarebbe stato
altrettanto suggestivo il Cave Rock della costa del
KwaZulu-Natal, vicino a Durban, in Sudafrica: i
surfisti lo paragonano al Backdoor delle Hawaii.
Lungo la costa settentrionale e meridionale del
KwaZulu-Natal Surf anche kitesurf e vela vanno alla
grande, ma in generale la scelta di point break, una
sorta di mantra degli appassionati di questo sport, con
le onde lunghe e profonde che si alzano prima delle 10
di mattina (il periodo migliore va da aprile ad agosto),
è pressoché infinita.
Il surf è solo uno
dei tanti sport “estremi” che si possono praticare in Sudafrica. Nel
Midrand, a metà strada tra Johannesburg e Pretoria,
con l’Aero Club of South Africa che organizza anche sorvolate
in parapendio e deltaplano, ci si può lanciare in paracadute a due
oppure, se si è esperti, anche da soli. Lo stesso dall’aeroporto
Tempe, a Bloemfontein.
Anche gli
appassionati del dirt bike, il motocross, affittando le speciali
moto con le sospensioni trasformate e i pneumatici a prova delle
strade sterrate più difficili, saranno soddisfatti: per esempio alla
Stone Hill Adventures, vicino a Bloemfontein, ci sono
piste da quad (una specie di motocicletta fuoristrada con quattro
ruote) lunghe dieci chilometri e motocross si può fare anche al
confine con il vicino Lesotho, in zone montuose e splendide.
Meno pericolosi i
voli in mongolfiera. A bordo dell’invenzione dei fratelli
Montgolfier si possono osservare gli animali dall’alto, l’ultima
frontiera del safari: per esempio sui monti Magaliesberg a 45
chilometri da Hazyview, vicino a Pretoria o lungo la
valle Kemberg, vicino a Durban. Nell’Elephant
Sanctuary, vicino a Rustenburg, si può fare un safari
“cavalcando” un elefante. Qui si possono anche praticare sport
d’acqua, il quad, volare con gli ultraleggeri o lanciarsi in
deltaplano.
Magaliesberg
Canopy Tour, a un’ora e mezza di macchina
sia da Pretoria che da Johannesburg (ma in Sudafrica di
Canopy Tour ce ne sono almeno altri cinque), permette, con cavi
in acciaio sospesi tra rocce e precipizi, lunghi “voli”, tutti
imbracati e facendo tappe su rocce pianeggianti o su distese di
vegetazione zigzagando per due ore e mezzo attraverso lo
spettacolare Ysterhout Kloof.
Non manca il
rafting: per esempio lungo il Blyde River Canyon, 25
chilometri di corso e pareti rocciose di 700 metri, si trova sulla
Panorama Route, nei dintorni di Nelspruit, dove si può
anche praticare il torrentismo (che qui chiamano kloofing), andando
verso valle – rigorosamente a piedi senza gommoni o canoe – a forza
di tuffi, salti, scivoli e tratti con la corda lungo corsi d’acqua
che confluiscono nei fiumi Blyde, Crocodile e Oliphants. Il
kloofing si può praticare anche nel Limpopo. Il kajak invece
sul lago artificiale della diga Gariep, a Bloemfontein.
A Graskop,
nei pressi di Nelspruit, su un altipiano lungo la Panorama
Route, ci si può anche lanciare nel vuoto: imbracati con cavi e
corde ci si butta da una piattaforma di legno (dove c’è un cartello
con su scritto “No refund”) e poi si resta a dondolare fino a che
l’addetto non tira su. Poi si può anche attraversare la gola
scorrendo a tutta velocità su un cavo d’acciaio. Anche a Soweto,
nella provincia del Gauteng vicino a Johannesburg, ci si può
lanciare in un salto di 100 metri dalle Orlando Towers: una
delle due è ricoperta di graffiti. A differenza del jump di Graskop,
qui la corda, elastica, tiene per i piedi. Altro punto, a un’ora da
Durban, è la gola Oribi: il salto è di 100 metri. A Cape
St. Francis c’è salto più alto del Sudafrica: 216 metri davanti
dalle pareti rocciose.
L’ultima moda
sudafricana in fatto di rischio e adrenalina è quella di calarsi in
acqua all’interno di una gabbia di metallo: la gabbia è assicurata a
una barca ed è quasi a pelo d’acqua per consentire agli addetti una
veloce uscita in caso di (probabile) attacco di panico nel trovarsi
faccia a faccia con lo squalo bianco. Operatori si trovano a
Kleinbaai, nella Mossel Bay, e a Simonstown, nella
False Bay, ma anche, per un incontro più addomesticato, nell’Oceanarium
di Bayworld a Port Elizabeth o con lo Sharks Board
partendo da Umhlanga a 15 minuti dal centro di Durban.