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Itinerari

 

 

Golf

Dall’Eastern Cape al Mpumalanga, dal Northern Cape al Free State, dal Western Cape al KwaZulu Natal, il Sudafrica è il paese del golf. Non potrebbe essere altrimenti con quelle distese a perdita d’occhio e con il clima che in ogni momento dell’anno abbronza i volti dei giocatori. Decine di golf club sparsi in tutto il paese, campi da 9 o 18 buche di lunghezza variabile, persino per lo sport inventato forse dalla Scozia forse dall’Olanda (tanto che il termine golf sembrerebbe derivare dall’olandese kolf che significa mazza, stecca) il Sudafrica è un paradiso. Lo pratica una nutrita schiera di donne, con tanto di campionati, ed è diffuso anche tra i più giovani che qui, decisamente, gli hanno tolto quella patina da ricco americano della Florida ormai in pensione che riposa ancora nell’immaginario collettivo nutrito a serie tv e easy magazine.

Tra i golfisti professionisti più famosi del mondo c’è proprio un sudafricano di Johannesburg, Gary Player, che, oltre ad aver vinto una quantità di “championships”, ha disegnato oltre 300 campi da golf in tutto il mondo.

La prima e facile tappa del golfista in Sudafrica si trova a una cinquantina di chilometri da Rustenberg, a sua volta a 119 chilometri da Johannesburg: qui è stata infatti costruita la Las Vegas sudafricana, Sun City, con una riserva per il safari e per un’altra miriade di attività ricreative, anche i casinò. Campo da 18 buche per un totale di 72 par (un par è il numero dei colpi previsto per terminare ogni buca), il “Lost City Golf Course”, disegnato proprio da Gary Player, ricrea, per esempio, con il suo terreno ondulato e roccioso puntellato di rovine, la Lost City dello Zimbabwe, un’antica e mistica città del cuore dell’Africa. In una pozza d’acqua situata alla tredicesima buca hanno dimora 40 coccodrilli del Nilo che aggiungeranno un po’ di brivido ai colpi, mentre tutt’intorno, al di là delle recinzioni, si trova la Pilanesberg Game Reserve ed è facile, mentre si tenta una buca, vedere giraffe e altri animali.

Johannesburg potrebbe essere un’altra meta del golfista in cerca di emozioni sudafricane: tra i campi da golf, il Glendower Golf Club, un 18 buche (72 par) che si trova nei pressi dell’aeroporto. Di difficoltà media è situato in mezzo alla vegetazione tra buche coperte da erba kikuyu che regala eccellenti green, canali e altri ostacoli.

Lungo la Garden Route i campi da golf sono una delle massime attrazioni: lo sono i quattro green di Fancourt, a George, dove per due anni di seguito si è tenuta la Coppa del Mondo del Golf. Ma ancora di più lo sono i green del Mossel Bay Country Club: sembra un campo facile, ondulato, senza particolari difficoltà apparenti, affacciato sull’Oceano Indiano. Ma quando soffia il vento ci vuole tutta la maestria di un golfista esperto per segnare alcune buche. All’inizio della Garden Route a 4 ore da Cape Town, aperto da poco all’interno di un lussuoso resort, c’è un altro record tutto sudafricano: Pinnacle Point, votato migliore nuovo campo da golf al mondo che fa impazzire i golfisti esperti per i suoi precipizi, gole rocciose e un green ridotto che costituisce una vera sfida.

Persino dopo un safari al Kruger National Park ci si può concedere un green: a cinque chilometri dall’accesso al parco di Phalaborwa (a 200 chilometri dall’aeroporto di Polokwane), si trova un hotel quattro stelle - Hans Merensky Hotel & Spa – che promette “golf in the wild”, golf in mezzo alla natura selvaggia, con un campo da 18 buche e 72 par disegnato da Bob Grimsdell, che ha ottenuto il miglior “walking corse”, campo in cui camminare, del paese. E di essere “wild” è una promessa che mantiene: si alza la mazza in mezzo a giraffe e zebre e a volte per continuare bisogna aspettare che si spostino dalle buche. Se questo non è un green selvaggio...

Lusso

Quasi sempre negativizzato spesso – a partire dai proverbi popolari: non ce n’è uno che lo osanni – se non sempre viene identificato con lo spreco inutile e dannoso. Ma lusso non è soltanto l’uso e il consumo di oggetti superflui. È anche la possibilità di godere della bellezza e di situazioni che fanno bene all’anima. Il Sudafrica da questo punto di vista è allora la patria del lusso. Strutture alberghiere che niente hanno da invidiare agli equivalenti occidentali, con però quel quid in più, che le rende uniche: la natura possente e indomita, la generosa solarità dei suoi abitanti. Dagli alberghi come il Palace of Lost City, dalle residenze di campagna come il Cybele Foresty Lodge nel Kruger ai mall di Pretoria come il Menlyn Park, dal ristorante La Madeleine, sempre di Pretoria, dove lo chef Daniel Leusch prepara fantasie culinarie tratte dalla tradizione belga, al Plettenberg Hotel a Plettenberg Bay, a circa 200 km da Port Elizabeth, l’offerta è varia e sempre con qualche particolarità che la rende diversa da quella di altre parti del mondo.

Bagni termali, saune, terapie olistiche, trattamenti di bellezza all’ultralussuoso Kievits Kroon Country Estate Health Spa, situato appena fuori Pretoria. Pernottamenti lussuosi in fattoria a Rustenberg e da re a Polokwane dove si può soggiornare nella Kings Walden Guest House, il cui giardino è stato votato come il più romantico del decennio, mentre la stelletta di miglior hotel dell’anno, secondo i viaggiatori di Trip Advisor, se l’è meritata il Derwent House, un boutique hotel di Cape Town.

Lodge cinque stelle nella riserva faunistica Witwater, nel Limpopo faranno provare l’esperienza indimenticabile di un centro benessere e dei relativi trattamenti dopo un selvaggio safari, così come il Sabi Sabi Private Game Reserve, con suite e lodge, piscina e champagne faranno assaporare la sontuosità sudafricana. I lodge di lusso all’interno delle riserve sono davvero tantissimi, ai confini con il Parco Kruger, come il Londolozi Safari Lodge, o nella Timbavati Private Game Reserve, o ancora nel Thornybush Private Game Reserve.

Anche il deserto del Kalahari ha il suo lodge di lusso: lo Tswalu, creato da Stephen Boler come riserva di caccia e poi trasformato da Nicky Oppenheimer da spot di lusso affacciato sul deserto. Safari chic, l’ha chiamato il Conde Nast Traveller. E in effetti con la commistione di arte e artigianato africano, con il design contemporaneo realizzato da Boyd Ferguson, il Motse (come si chiama, all’interno dello Tswalu, la proprietà principale con le sistemazioni per gli ospiti), ai piedi delle montagne Korannaberg è lusso intelligente. In ogni suite c’è un camino, un enorme bagno, una cabina armadio e un’aerea di studio, e dà ospitalità a un massimo di 20 persone. E poi piscina, spa, tv satellitare, wi-fi, una specie di museo che espone rarissime pezzi di di artigianato locale, e anche una libreria: african chic, of course.

Mare

Il Sudafrica non è solo il paese del safari, del bush, della savana, delle distese immense e del deserto infinito e bruciante. È anche il paradiso dei surfisti, la meta d’obbligo per il whale watching, l’avvistamento delle balene, il luogo ideale per chi ama gli scogli e il posto perfetto per chi cerca spiagge bianche e acque cristalline. Da Hully Point, sull’Oceano Indiano, ad Alexander Bay, all’inizio della Costa dei Diamanti, sull’Oceano Atlantico, è un susseguirsi di spiagge, porti, cittadine marinare e riserve.

A Durban – la Miami del Sudafrica che gli abitanti chiamano Surf City o Thekwini, “mare” in lingua zulu – oltre a passare le giornate sulle spiagge (ne ha chilometri che si srotolano lungo la costa come un tappeto bianco e soffice), si può visitare l’uShaka marine World e vedere da vicino migliaia di pesci. A Umhlanga Rocks si possono incontrare branchi di delfini che compiono acrobazie a pelo d’acqua, i loro gioiosi inni alla vita. Mentre in giugno e luglio saranno le sardine a stupire il visitatore che in quei mesi migrano: chilometri di pesci che si avvicinano alla costa, una distesa brulicante e luccicante. C’è chi si immerge proprio qui, per fare l’esperienza unica di nuotare circondati da ogni lato dai pesci. E se a Durban c’è anche l’Istituto degli Squali del KwaZulu-Natal, la Wild Coast, da East London a Port Edward, è puntellata di scogliere a strapiombo sul mare, con insenature incantate fatte di spiagge bianche isolate lambite dalle acque dell’Oceano Indiano. Trecentocinquanta chilometri di villaggi xhosa e località di villeggiatura dove è bello girare a piedi, da un paese all’altro, accolti dalla cordiale gente del posto.

Andando verso Cape Town, dalla Wild Coast si può fare tappa a Port Elizabeth: all’Addo Elephant Park, la riserva degli elefanti per la quale Port Elizabeth è famosa, si possono avvistare tutti i Big Seven. Oltre a elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi, bufali, anche la balena e il grande squalo bianco. Megattere e balene australi si accoppiano nell’area protetta del Woody Cape: può anche capitare di vedere il parto di un balenottero, che viene al mondo uscendo per la coda, per non affogare. Qui ci sono quattro spiagge che hanno ottenuto la Bandiera Blu: Hobie Beach, Humewood Beach, King’s Beach e Wells Estate.

Continuando ancora verso Città del Capo, ecco Jeffrey’s Bay: i surfer di tutto il mondo la conoscono, non solo per le onde lunghe e perfette su cui scivolare a braccia larghe, ma anche per la vendita di articoli per il surf.

Anche la West Coast - dopo Città del Capo con le sue spiagge affollatissime, il Two Oceans Aquarium, Robben Island (dove fu tenuto prigioniero Nelson Mandela) e il Capo di Buona Speranza - è puntellata da villaggi di pescatori e paesaggi di incredibile bellezza. Alla fine del lungo viaggio a ridosso del mare, si trova Port Nolloth. Il porto fu creato a metà Ottocento per l’esportazione del rame che veniva scavato nelle miniere vicino a O’Kiep. La cittadina è l’unica località che può ospitare visitatori di tutta la Costa dei Diamanti: anche qui, in anni non troppo lontani, sono stati trovati i diamanti, di cui il Sudafrica è ricco: ancorate al molo si possono vedere le imbarcazioni usate per dragare il fondo alla loro ricerca. Port Nolloth ha un suo fascino tutto particolare: per chi arriva dal deserto del Kalahari parrà un miraggio, con l’Oceano Atlantico in lontananza e l’odore del pesce. Ancora oltre si trova Alexander Bay, questa sì vera città dei diamanti: proprio qui, a nord della cittadina, ha inizio la Namibia.

Parchi

Il Kruger, naturalmente. Ma anche l’area protetta di Dinokeng, il parco nazionale Pilanesberg e l’Addo Elephant Park, le riserve naturali Tswaing, Kgaswane, Soetdoring, Tussen-Twee-Riviere, Franklyn, Kloofendal, Shamwari, Pumba, Kariega, Kwandwe. E poi: la costa degli Elefanti, il parco dei rinoceronti bianchi Hluhluwe Umfolozi e la riserva marina di iSimangaliso Wetland Park. Il Sudafrica è in primis, da est a ovest, da nord a sud, i suoi immensi parchi. Enormi aree protette dove circolano in libertà i Big Seven (elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi, bufali, e balene e squali bianchi): ma anche altre centinaia di specie animali (impala, galagoni, mellivore, manguste, nyale, kudu maggiore, orici, facoceri, zebre) in una sorta di Eden incontaminato e primigenio la cui forza e potere evocativo e suggestivo sono destinati a echeggiare a lungo nell’anima di chi le visita con cuore aperto. Il rispetto per gli animali è infatti quanto basta per vivere un’esperienza irripetibile, per risvegliare gli archetipi che dormono nell’inconscio, quasi in stand by e perciò pronti a riattivarsi al primo appropriato click. Il Kruger, si diceva: largo 65 chilometri e lungo 350, per un totale di migliaia di ettari di savana incontaminata e aperta, puntellata da lodge e campi tendati, anche lussuosissimi, solcata da fiumi, sovrastata da pareti rocciose e bush, attraversata da ghepardi, leopardi, leoni, elefanti, bufali, rinoceronti, giraffe, ippopotami, ma anche roane e antilopi suni. Attrezzato a sud, la parte più visitata, bellissimo a nord, attorno a Punda Maria e Pafuri, il Kruger confina con il Mozambico e con le province del Limpopo e dello Mpumalanga. Ha dieci ingressi, gli heks in afrikaans. Vi si accede da Johannesburg, da Makhado, Nelspruit o a settentrione da Polokwane: qui è ricco di baobab, di bufali e di elefanti.

A dorso di elefante o di cavallo, a piedi o in una jeep aperta, di mattina molto presto o al tramonto: le possibilità per incontrare i padroni di questa terra saranno tantissime e tutte egualmente emozionanti, ancora di più se la guida è brava. Si tratta di solito di ex membri dei corpi speciali dell’esercito sudafricano. A volte si fermano; in lontananza c’è un rinoceronte che sta per combattere. Lo indicano. Spiegano. Raccontano. E in pochi istanti, anni di osservazione e di vita nel bush, diventeranno patrimonio comune.

I safari non sono tuttavia soltanto Kruger. Al Pilanesberg National Park, 500 chilometri quadrati di vulcani e crateri ormai spenti da millenni, sono ospitate, oltre a tutti i grandi animali africani, anche oltre 300 specie di uccelli. Un altro spot famoso per il birdwatching è la Kloofendal Nature Reserve, vicino a Johannesburg, che ospita il Melrose Bird Sanctuary. Nella riserva faunistica Kwalata, invece, si può esplorare a dorso di elefante. Ma il must per gli elefanti è l’Addo Elephant Park, vicino a Port Elizabeth: il parco si estende fino alla costa, da dove si possono avvistare le megattere e le balene australi, e ospita un branco di oltre 450 elefanti. Quando venne istituito, nel 1931, ne restavano soltanto 11. A salvare dall’estinzione il rinoceronte bianco è riuscito, invece, lo Hluhluwe Umfolozi Park, vicino a Durban.

Gli altri parchi
In totale i parchi nazionali del Sudafrica sono venti, interamente gestiti dall’Ente dei Parchi Nazionali Sudafricani (SANParks): un sistema di aree di conservazione ambientale che comprendono tutte le varietà endemiche di flora e fauna e i paesaggi più tipici del paese. I Parchi Nazionali sono l’ideale per escursioni di uno o più giorni, utilizzando mezzi propri o presi a noleggio, oppure usufruendo delle visite guidate organizzate dal parco.
Una natura generosa che si stende davanti agli occhi di chi la osserva come un manto di preziose biodiversità, il terzo al mondo in Sudafrica per varietà ed importanza. La scelta dei parchi naturali è vastissima. Oltre a quelli già citati, meritano di essere visitati il Mountain Zebra National Park, nell’Eastern Cape, dove vive la più popolosa comunità mondiale delle inafferrabili zebre di montagna, mentre gli amanti delle escursioni non possono perdere lo Tsitsikamma National Park, che si estende su un’area ricoperta da una foresta lussureggiante, con una costa rocciosa e magnifiche spiagge dalle quali osservare delfini, balene australi e megattere.
Nel KwaZulu Natal l’Ukhahlamba Drakensberg Park vanta spettacolari monumenti naturali, come Cathedral Peak e l'altopiano di Giant's Castle dove in alcune caverne è possibile ammirare l'arte rupestre dei San. Le vaste pianure e le infuocate dune del deserto che si stemperano in un arido bush rendono il Kgalagadi Transfrontier Park – primo parco transfrontaliero del Sudafrica, con i suoi 3,6 milioni di ettari tra il Northern Cape ed il Botswana – il luogo ideale per ammirare i predatori come ghepardi, leopardi, dingo, iene, sciacalli o i leoni del Kalahari a criniera scura.
Il Golden Gate Highlands National Park, con i suoi 12,000 ettari di parco e le antiche pitture rupestri del popolo San si trova nel Free State, alle pendici dei monti Maluti, e prende il nome dalla colorazione dorata delle ripide pareti di arenaria che brillano al sole.
Nell’Augrabies Falls National Park le acque del fiume compiono un salto di circa 65 m in uno stretto burrone. Il parco è popolato da 55 specie di mammiferi e da 63 specie di rettili e anfibi.

Romantico

Tramonti mozzafiato su spiagge selvagge e deserte, uccelli che si alzano in volo all’alba nella luce calda del primo mattino, un gruppo di leoni che si abbevera a una fonte mentre il sole, come un disco incandescente, si inabissa dietro i monti, in lontananza. E ancora: delfini che saltano nell’acqua a pochi metri dalla barca, apparizioni magiche, come pennellate lucenti sul bianco di un quadro. Lodge di legno nel bush e di fronte il respiro della savana. I balli e i canti degli xhosa, con i loro ritmi che ricordano la musica sacra e corale. Il Sudafrica è sempre più la meta di viaggi di nozze o di fughe romantiche alla ricerca della fonte primordiale della vita sulla terra. L’Africa è la culla dell’umanità e ricongiungersi con una parte tanto importante quanto nascosta del proprio essere è un’esperienza che cambierà profondamente gli innamorati che andranno a cercare echi del loro sentimento proprio qui, in Sudafrica.

Il tramonto sulla cima di Naval Hill, per esempio, all’interno della Franklin Game Reserve, a Bloemfontein, nel pieno della città: pur restando all’interno della riserva si domina il paesaggio urbano e i 250 ettari di natura incontaminata. Al tramonto le giraffe che incrociano i loro lunghi coli, le zebre che si vanno ad abbeverare, gli uccelli che spargono i loro canti nell’aria, saranno una visione magica e molto molto romantica.

Di hotel e lodge charmant il Sudafrica ne offre a decine. Sempre a Bloemfontein, si può svegliarsi con il canto del gallo e la colazione a letto per esempio alla fattoria De Oude Kraal, mentre il sole incendia la savana. I resort con la Spa all’interno sono sparsi un po’ ovunque nel paese: il livello dei servizi ha uno standard occidentale, più che comodo. Ci si potrà fare massaggi a due o rilassarsi in lussuosi boutique hotel come l’Hartford House nella provincia KwaZulu-Natal : qui si trova un ristorante tra i dieci migliori del Sudafrica (si può anche farsi preparare un tavolo per due, a lume di candela, nel giardino) e un centro benessere di fama. Perfetto per una festa di matrimonio.

Anche le riserve private ospitate all’interno dei parchi, come quelle – numerosissime – del Kruger, offrono momenti indimenticabili, come una cena a due di fronte a un falò sotto la coperta di un cielo stellato.

Invece, lungo la Whale Route, si può assistere all’accoppiamento delle balene: partendo da Cape Town verso est lungo la strada costiera (120 chilometri) da agosto a novembre si possono avvistare direttamente dalla strada, oppure si può sostare in uno dei centri abitati – Strand, Gordon’s Bay, Rooiels, Hanglip, Betty’s Bay, Kleinmond, Hermanus – e godere delle scogliere a picco sull’Oceano Atlantico, delle montagne, dei chilometri di spiagge di sabbia bianca. Il punto migliore per osservare le balene durante l’inverno australe è Hermanus, a 115 chilometri da Cape Town. Proprio qui alla fine di settembre, quando le balene entrano nella baia per accoppiarsi, si tiene un festival annuale dedicato a questi incredibili animali. In città, oltre a un museo dedicato al rapporto con il grande cetaceo, l’Old Harbour Museum, c’è perfino un whale crier ufficiale, uno “strillone” che annuncia, ad agosto, l’avvicinarsi delle balene alla costa: anche questo evento è segnato da un festival. Whale crier dal 1998 è Wilson Salukazana. Sarà romanticissimo sentirlo urlare “Whale!!!”.

Per I Bambini

In viaggio con i bambini, lo sanno tutti i genitori, può diventare un incubo. Se poi si pensa all’Africa, è l’ultimo posto al mondo in cui si porterebbero: basta immaginare tutte le vaccinazioni e le conseguenti attenzioni che si dovrebbero avere per scoraggiare anche i più avventurosi. Ma in Sudafrica le cose non stanno così e si può persino partecipare a safari con i più piccoli. Non solo perché vengono organizzati ad hoc, ma anche perché ci sono riserve che sono assolutamente malaria free. Come l’Addo Elephant National Park, a 72 chilometri da Port Elizabeth che nei suoi 292 mila ettari di estensione, ospita 450 elefanti. Ma anche il Kruger, con tutti i suoi punti di accesso e le numerose offerte di pernottamento, per le famiglie può diventare una meta giusta (però è una zona malarica e durante l’inverno australe è meglio visitarlo equipaggiati nel modo giusto, con zanzariere, per esempio, o indumenti che coprono braccia e gambe). In ogni caso, ci sono tour operator che offrono pacchetti per le famiglie in riserve malaria free, dove si potranno avvistare pinguini, babbuini, foche e balene nella zona del Capo o i big five nella regione di Madikwe, altra zona dove non si corre il rischio di contrarre la malaria.

Nelle miriadi di spiagge che puntellano le coste dall’Oceano Indiano a quello Atlantico, le piscine e i facili sentieri escursionistici sono adatti anche ai più piccoli. La Table Mountain, a Cape Town, è sicuramente una meta che piacerà ai bambini: ci sono cabinovie che portano nei punti più alti e una vegetazione con 1.470 tipi di piante diverse. Si può fare trekking e poi tornare a Cape Town, tra le città la più sicura e divertente per i bambini, piena com’è di cose da fare e da vedere.

Merita una visita Oudtshoorn, capoluogo del Little Karoo, lungo la route 62, famosa per gli struzzi: ovunque si vendono uova e piume di questi buffi animali. Si possono visitarne gli allevamenti o andare alle Cango Caves, delle grotte che in alcuni punti sono lunghissime e strette ed umide, ma molto divertenti.

E come dimenticare le balene? Saldamente fissate nell’immaginario infantile, questi enormi cetacei, le regine del mare, sono avvistabili lungo tutta la Garden Route, dopo Cape Town, e anche sull’altra costa, quella dell’Oceano Indiano.

In Treno

In questo mondo fatto di velocità – quasi la realizzazione del sogno dei Futuristi di marinettiana memoria – assaporare un viaggio slow, fatto di tragitti lunghi lentamente percorsi, sta ormai diventando un’alternativa e anche una sorta di panacea per le anime tormentate dalle metropoli. Non si potrebbe spiegare altrimenti la moda dei viaggi in treno, anche in Italia – sulle reti secondarie – ormai diventata una sorta di must del viaggiatore alternativo. Viaggiatore, appunto: non turista. Con pesanti valige griffate dai segni del suo passaggio negli angoli più remoti della terra e lunghe ore di vuoto che si snodano una dopo l’altra come pensieri in caduta libera, mentre lo sguardo divaga dal finestrino e si inebria di posti, persone, paesaggi. Anche in Sudafrica, ormai dagli anni Ottanta, la moda del treno è diventata un’alternativa ai safari e alle spiagge. Non sarà il nord del Cile dove nel deserto dell’Atacama corre il treno più solitario del mondo. Non sarà neanche l’Orient Express, quasi un simbolo del viaggio autentico e dell’autentica avventura, che nell’Ottocento collegava Parigi a Istanbul. Ma è forse, per certi aspetti, qualcosa in più. Si tratta, per esempio, del Rovos Rail tra i treni più lussuosi del mondo; e questo è già una differenza. Porta un massimo di 72 passeggeri e ha 36 suite, arredate in grande e classico stile. I vagoni risalgono tutti agli anni Venti e Trenta e la locomotiva è a vapore. Le finestre sono enormi e si affacciano sul cuore del Sudafrica che scorre come in un film proiettato al rallentatore.

La partenza è da Città del Capo: si inerpica attraversando il paese, finendo con il compiere una sorta di coast to coast alla sudafricana, da quella Atlantica a quella indiana, passando attraverso riserve popolate dai Big Five. Le tappe sono tante: Durban, per esempio, e poi verso l’interno, fino a raggiungere Pretoria e Johannesburg, ma anche Matjiesfontein e Kimberley. Una volta l’anno, a luglio, per 14 giorni, il treno arriva fino allo Zimbabwe, allo Zambia, alla Tanzania e alla Namibia.

Anche il Blue Train è molto famoso da queste parti, forse ancora più famoso del Rovos. Il collegamento è tra Pretoria e Cape Town, 27 ore di extra lusso più moderno del Rovos, fatto di marmi e dorature, suite, design e cucina internazionale. Sul Blue Train si possono anche organizzare viaggi tailor made, ad hoc dunque: per esempio si può prenotare il treno per un matrimonio.

Altri treni, meno lussuosi? Per esempio lo Shongololo Express: si viaggia di notte per accogliere l’alba ogni volta in un posto diverso (gli organizzatori portano i viaggiatori a esplorare i dintorni a bordo di mini van). Ogni vagone è diviso in “stanze” per due persone, bagno e doccia sono in comune. Ci sono ovviamente anche le suite, con stanza, salottino e bagno privato e anche sistemazioni che sono una via di mezzo tra queste due. Gli itinerari sono tanti, ce n’è uno che in 16 giorni attraversa sei paesi diversi: Sudafrica, Mozambico, Swaziland, Botswana, Zambia, Zimbabwe, e di ritorno in Sudafrica.

C’è un altro treno a vapore che attraversa la ultra scenica Garden Route e che è l’ultimo avamposto dei treni passeggeri d’antan: l’Outeniqua Choo-Tjoe. Un tour di 67 chilometri che parte dal Outeniqua Transport Museum di George e passa, tra l’altro, attraverso una cava naturale e spettacolare, la Kaaiman’s Grotto, affacciata sull’oceano.

Low Cost

Campeggi, ostelli, cottage con uso di cucina. E ancora: B&B, alloggi nei parchi nazionali, stanze nelle case private. Viaggiare con un budget limitato in Sudafrica non è un problema: il rapporto qualità-prezzo di solito è ottimo. Di gran moda tra i sudafricani le guesthouse: a Irene, un villaggio di campagna intervallato da giardini ed enormi alberi a metà strada tra Pretoria e Johannesburg, si può soggiornare al Greenlea Guest House con 69 euro a stanza. Anche Sun City, non lontano da qui, offre l’economico Cabanas, dove soggiornare con tutta la famiglia senza spendere troppo. La soluzione preferita dai sudafricani con budget ristretto restano comunque i campeggi: ogni città ne ha uno (per tenda o camper), tutti ben attrezzati con docce, servizi igienici, aree per cucinare e altro ancora (il prezzo medio è di 7-8 euro a persona). Alcuni hanno viste meravigliose, come il Double Mouth sull’Eastern Cape, che offre possibilità di camping di fronte al mare a un massimo di 30 persone, ma anche una casa in stile coloniale proprio di fronte alla spiaggia in cui affittare una stanza.

All’interno dei parchi ci sono le tende safari o bungalow e cottage attrezzati. E poi: chalet, e rondavel (capanne tradizionali africane). Tra gli chalet sono ottimi quelli in fattoria, e anche meno cari: alcuni offrono bagno e cucina in comune a circa 19 euro per una doppia. Una via d’accesso al Kruger è da Nelspruit, quasi al confine con il Mozambico: qui, in Mozambico, a 200 chilometri da Maputo, c’è il resort costiero di Xai Xai che offre chalet a 60 euro a notte per quattro persone. A Simon’s Town, lungo la Garden Route, si può soggiornare, con 20 euro a testa, al Froggy Pond: anche qui cottage con stanza da letto, cucina attrezzata, bagno, veranda privata e servizio B&B.

Ancora mare con il Bulungula Lodge vicino a Mthatha (dove Nelson Mandela trascorse i primi anni della sua infanzia) nel Transkei, con bungalow affacciati sulla costa: spiagge, foresta, lagune, colline, delfini, balene, un’esperienza indimenticabile. Realizzato in collaborazione con la comunità locale, il villaggio xhosa Nqileni, che possiede il 40 per cento del lodge, al Bulungula è tutto ecosostenibile a partire dall’energia solare. Un’immersione nella cultura locale in un luogo sperduto a un’ora e mezza da Coffee Bay a 11 euro a notte a persona.

Un’altra idea economica sono le case-battello: per esempio a Knysna sulla Garden Route con le sue lagune, a Port Alfred con le sue spiagge mozzafiato, sul Vaal River con i suoi 55 chilometri navigabili (quattro notti per quattro persone viene in totale circa 470 euro, vale a dire circa 30 euro a testa a notte, 21 euro in bassa stagione).

Dal mare ai monti, si può passare qualche giorno nella riserva privata Lapalala Wilderness, nella montagna del Waterberg a tre ore e mezza da Johannesburg e incontrare rinoceronti bianchi e neri, ippopotami, bufali, giraffe, coccodrilli, leopardi, babbuini e antilopi. La riserva è stata fondata nel 1981 ed è ora parte della Waterberg Biosphere Reserve, dove si studiano, tra l’altro, le comunità di leopardi e dove si sta cercando di ripopolare la comunità dei rinoceronti. Tantissime le possibilità di alloggio: tra queste la Kololo Game Reserve a Vaalwater che offre bush chalet a 129 euro a notte.

Cape Town

La prima cosa che ti colpisce è la luminosità. Poi la sua gente. E poi ancora quell’aria europea che ti confonde un po’ e ti fa sentire a casa e nello stesso tempo no, ti guardi intorno e non sei a casa. Quella montagna enorme, la Table Mountain con la cima piatta spesso nascosta dalle nuvole, e poco oltre il Capo di Buona Speranza. Quella costa pazzesca, con le balene che spruzzano a “V” e i piccoli che quando nascono escono per la coda. Il vento che arriva da tutte le parti, persino dal Polo sud, e si prende a schiaffi proprio qui. No, non può essere Europa, anche se il fuso orario sullo stesso parallelo ti fa credere che non ti sei spostato da casa. C’è qualcosa di non addomesticato, qualcosa che le città europee hanno sepolto, perdendo probabilmente tantissimo. Ma che qui è ancora vivo, forte, presente. L’Africa. Il sole. La natura ridondante. La vitalità che non è frenesia del fare, come come in troppe metropoli, ma sembra un inno alla vita.

E poi la sua gente. Ci sono i bianchi ricchi che vivono sulle pendici del litorale atlantico. Ci sono i sobborghi meridionali dei meno ricchi, bianchi ma anche neri e coloured (che tra l’altro compongono il 50 per cento della popolazione di Cape Town). Ci sono i sobborghi settentrionali lungo la curva nord di Table Bay, molto afrikaans. Ci sono le township dei coloured di Cape Flats e i ghetti dei neri di Nyanga, Langa e Guguletu: chilometri di bidonville di lamiera e cartone e legno avvolti d’inverno dal fumo nero dei fuochi e sempre sommersi da spazzatura. Ci sono gli ebrei, in tutto 20 mila. Ci sono musulmani. E c’è anche la comunità indiana più numerosa del mondo (Gandhi iniziò proprio in Sudafrica la sua lotta non violenta). C’è persino un quartiere gay, il Waterkant, per la quantità di locali e pub e bar (e anche due spiagge gay friendly: la Clifton n. 3 e la Sandy Bay). Ci sono rappresentanti delle due tribù bianche che si sono da sempre contese il Sudafrica, i discendenti degli olandesi e quelli degli inglesi: due lingue, due tradizioni, due cucine, due mentalità. Questi due mondi, che dividono il paese a metà persino nella toponomastica, a Città del Capo si sono mescolati come non è successo altrove. D’altra parte questa è la città del melting-pot, altrochè America: non a caso i suoi abitanti la chiamano Mother City, città madre, perché proprio come dovrebbe una madre, accoglie a braccia aperte chiunque si dichiari suo figlio, senza giudizio e senza pretese. Un melting pot che si assapora prima di tutto nella cucina che davvero non ha niente da invidiare alle più sofisticate o pretenziose cousine del globo, con la sua offerta varia e fantasiosa. Poi nell’architettura: nelle Winelands, la zona dei vigneti (qui si producono vini di altissimo livello ormai famosi in tutto il mondo), per esempio, il bianco delle case e lo stile olandese sono diventati parte del paesaggio. O nelle cabine vittoriane di Muizenberg, dove la spiaggia di Cape Peninsula svolta a est verso False Bay. Persino nella natura: basta pensare che qui, al Capo di Buona Speranza, due oceani si incontrano e di mescolano.

Una città viva, brulicante, sempre sveglia, piena di eventi e di incontri e di possibilità, anche estreme e molto da avanguardia: vernissage, musica, teatro, danza, cinema (tra l’altro proprio qui per la luce e il sole e la costa e il mare a Cape Town vengono girati spot pubblicitari in quantità industriale). Ma anche, e soprattutto, moda, design, architettura e interior decoration che qui trova alcuni tra i più geniali esponenti contemporanei. Stephen Burks, per esempio, che per Moroso alla edizione 2009 del Salone del Mobile di Milano ha realizzato un salotto che era un vero mix di culture e di materiali, anche di recupero. Sì, perché il recupero e la sostenibilità, da queste parti stanno diventando una parola d’ordine, soprattutto tra le generazioni più giovani di creatori e creativi. E questa è la cosa che più ti colpisce di Cape Town: non te l’aspetti e arriva veloce, tanto veloce che neanche ti accorgi di essertela messa in tasca. E poi, una volta a casa, insieme ai cd di musica afrojazz e alle maschere di legno, magari la tirerai fuori sentendoti più ricco.

Sport Estremi

Nel film Point Break, girato dalla prima donna ad aver ricevuto l’Oscar per la regia, Kathrin Bigelow, i protagonisti sono quattro amici rapinatori e surfisti che girano il mondo alla ricerca dell’onda perfetta. Per la scena finale del film, in cui l’indimenticabile Bodhi (Patrick Swayze) va in Australia, sarebbe stato altrettanto suggestivo il Cave Rock della costa del KwaZulu-Natal, vicino a Durban, in Sudafrica: i surfisti lo paragonano al Backdoor delle Hawaii. Lungo la costa settentrionale e meridionale del KwaZulu-Natal Surf anche kitesurf e vela vanno alla grande, ma in generale la scelta di point break, una sorta di mantra degli appassionati di questo sport, con le onde lunghe e profonde che si alzano prima delle 10 di mattina (il periodo migliore va da aprile ad agosto), è pressoché infinita.

Il surf è solo uno dei tanti sport “estremi” che si possono praticare in Sudafrica. Nel Midrand, a metà strada tra Johannesburg e Pretoria, con l’Aero Club of South Africa che organizza anche sorvolate in parapendio e deltaplano, ci si può lanciare in paracadute a due oppure, se si è esperti, anche da soli. Lo stesso dall’aeroporto Tempe, a Bloemfontein.

Anche gli appassionati del dirt bike, il motocross, affittando le speciali moto con le sospensioni trasformate e i pneumatici a prova delle strade sterrate più difficili, saranno soddisfatti: per esempio alla Stone Hill Adventures, vicino a Bloemfontein, ci sono piste da quad (una specie di motocicletta fuoristrada con quattro ruote) lunghe dieci chilometri e motocross si può fare anche al confine con il vicino Lesotho, in zone montuose e splendide.

Meno pericolosi i voli in mongolfiera. A bordo dell’invenzione dei fratelli Montgolfier si possono osservare gli animali dall’alto, l’ultima frontiera del safari: per esempio sui monti Magaliesberg a 45 chilometri da Hazyview, vicino a Pretoria o lungo la valle Kemberg, vicino a Durban. Nell’Elephant Sanctuary, vicino a Rustenburg, si può fare un safari “cavalcando” un elefante. Qui si possono anche praticare sport d’acqua, il quad, volare con gli ultraleggeri o lanciarsi in deltaplano.

Magaliesberg Canopy Tour, a un’ora e mezza di macchina sia da Pretoria che da Johannesburg (ma in Sudafrica di Canopy Tour ce ne sono almeno altri cinque), permette, con cavi in acciaio sospesi tra rocce e precipizi, lunghi “voli”, tutti imbracati e facendo tappe su rocce pianeggianti o su distese di vegetazione zigzagando per due ore e mezzo attraverso lo spettacolare Ysterhout Kloof.

Non manca il rafting: per esempio lungo il Blyde River Canyon, 25 chilometri di corso e pareti rocciose di 700 metri, si trova sulla Panorama Route, nei dintorni di Nelspruit, dove si può anche praticare il torrentismo (che qui chiamano kloofing), andando verso valle – rigorosamente a piedi senza gommoni o canoe – a forza di tuffi, salti, scivoli e tratti con la corda lungo corsi d’acqua che confluiscono nei fiumi Blyde, Crocodile e Oliphants. Il kloofing si può praticare anche nel Limpopo. Il kajak invece sul lago artificiale della diga Gariep, a Bloemfontein.

A Graskop, nei pressi di Nelspruit, su un altipiano lungo la Panorama Route, ci si può anche lanciare nel vuoto: imbracati con cavi e corde ci si butta da una piattaforma di legno (dove c’è un cartello con su scritto “No refund”) e poi si resta a dondolare fino a che l’addetto non tira su. Poi si può anche attraversare la gola scorrendo a tutta velocità su un cavo d’acciaio. Anche a Soweto, nella provincia del Gauteng vicino a Johannesburg, ci si può lanciare in un salto di 100 metri dalle Orlando Towers: una delle due è ricoperta di graffiti. A differenza del jump di Graskop, qui la corda, elastica, tiene per i piedi. Altro punto, a un’ora da Durban, è la gola Oribi: il salto è di 100 metri. A Cape St. Francis c’è salto più alto del Sudafrica: 216 metri davanti dalle pareti rocciose.

L’ultima moda sudafricana in fatto di rischio e adrenalina è quella di calarsi in acqua all’interno di una gabbia di metallo: la gabbia è assicurata a una barca ed è quasi a pelo d’acqua per consentire agli addetti una veloce uscita in caso di (probabile) attacco di panico nel trovarsi faccia a faccia con lo squalo bianco. Operatori si trovano a Kleinbaai, nella Mossel Bay, e a Simonstown, nella False Bay, ma anche, per un incontro più addomesticato, nell’Oceanarium di Bayworld a Port Elizabeth o con lo Sharks Board partendo da Umhlanga a 15 minuti dal centro di Durban.