Cape Town
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Storia
Cape Town è la più antica città del Sudafrica, intessuta
di storia sovrapposta, multietnica e diversissima nelle
sue varie manifestazioni. Chi arriva per la prima volta
in Sudafrica e siete atterra proprio qui, ha una tappa
quasi d’obbligo: il castello di Buona Speranza,
costruito come fortezza dai primi coloni olandesi: è il
più antico edificio della capitale parlamentare del
paese. A seguire naturalmente i Company Gardens e
la Government Avenue, puntellata di edifici
storici, tra cui l’ufficio del Presidente e il Museo
sudafricano sui san e i khoikhoi, etnie
originarie della zona.
Per immergersi nella storia così intrecciata e
multiforme di questa città si può visitare il Museo
Bo-Kaap, sulle pendici terrazzate di Signal Hill
tra le case dipinte a colori sgargianti: il museo
testimonia la storia degli schiavi dell’Asia
sudorientale che in catene vennero trascinati qui. I
discendenti di lingua afrikaans di questi schiavi sono
stati assorbiti nella comunità dei cosiddetti coloured:
tuttavia mantengono con fierezza le loro tradizioni
musulmane e l’intero quartiere in cui risiedono è
costellato da minareti. Alle porte del quartiere che
fino alla sua distruzione negli anni Settanta era il
regno della multirazzialità, il District Six Museum
racconta la lotta di liberazione ripercorrendo la
cacciata dei residenti da quel luogo amatissimo, vivace,
misto e molto creativo. Robben Island, con la sua
prigione di massima sicurezza, testimonia la durezza
dell’apartheid e la lotta per la libertà.
Chi cerca un contatto con le comunità locali, lo trova a
Cape Flats, la township che gli abitanti chiamano
semplicemente The Flats. Negli anni Cinquanta,
con l’instaurarsi dell’apartheid, divenne il luogo
ufficialmente assegnato alla popolazione non bianca. Qui
ci sono dei centri di artigianato che portano avanti
progetti di sviluppo ambientale sostenibili.
Il panorama dalla Montagna della Tavola è
un’immagine che echeggia a lungo, e così le spiagge dei
sobborghi o le strade del vino. E se la natura offre
tanto non da meno è il life style: artisti, designer,
dj, stilisti sono in fervido fermento e la città è
diventata ormai simbolo di possibilità infinite. Non a
caso la chiamano Mother City.
Persone
Il centro di Città del Capo è stato bonificato dalle bande e dai
pusher, le strade sono ora costellate di telecamere, si sono
costruiti grattacieli e molti stanno per essere terminati. Non solo
grattacieli, ma anche residence, hotel minimalisti, studi e gallerie
d’arte, sono sbucati dal nulla di edifici che stavano andando in
rovina. I teatri chiusi da tempo hanno ripreso la programmazione e
il jazz, a lungo caratteristica sonora di queste strade, è tornato
a suonare con le orchestre sui terrazzi della Longstreet e giovani
artisti – alla stregua di quanto accadeva a New York negli anni
Settanta – hanno occupato il centro della città appropriandosi di
edifici in rovina che stanno rimettendo a nuovo, per esempio nei
quartieri universitari dell’Obsevatory e Claremont). La vita gay è
decisamente effervescente, anche per il fatto che sono legali i
matrimoni: tra i luoghi di incontro Somerset Road di Green Point,
Main Road di Sea Point e il quartiere De Waterkant.
Altra atmosfera invece a Bo-Kaap dove da sempre vivono i
discendenti degli schiavi malesi trascinati fin qui nel XVII secolo:
i locali e i ristoranti sono ottimi: tra l’altro proprio qui è nata
una cucina fusion asiatico-africana molto interessante.
Fare
Se non sono sufficienti ristoranti tra i più innovativi del mondo,
dj’s party con musica elettronica, il jazz al Green Dolphin,
tutti i tipi di teatro (The Baxter, Artscape e
Theatre on the Bay), arte contemporanea e shopping a 360 gradi,
si può sempre fare una gita a Winelands per degustare vini
pluripremiati o partire per un’escursione sulla Table Mountain
dove si trovano anche i Giardini Botanici nazionali di
Kirstenbosch. Al V&A Waterfront oltre al Two Oceans
Aquarium, anche un enorme mercato dell’artigianato e un
anfiteatro dove si esibiscono i musicisti locali. Da qui parte anche
il battello per Robben Island, l’isola dove fu rinchiuso per
18 anni Nelson Mandela. Nessuno passa da Città del Capo senza andare
al Cape Point, penisola in fondo alla quale termina il
continente africano e la fredda corrente Benguela si scontra
con le calde correnti Agulhas creando le condizioni per una
navigazione pericolosa che in passato ha causato centinaia di
naufragi. Da qui parte funicolare per il faro.
Curiosità
• I pinguini di Boulders Beach sono l’unica colonia urbana
di pinguini africani. Intorno a Simonstown.
Consigli
• Viaggio nel ricostruito District Six, vivace come la
Berlino degli anni Novanta
• Viaggio nel blues da spiaggia di Camp’s Bay, Bakoven,
Bloubergstrand, Muizenberg e Scarborrough, dove
finisce la schiena del dragone (lunga 50 chilometri) che forma il
massiccio del Tafel
• Viaggio alle Shebeen (sorta di pub o birreria) delle
township e street barbecue e al mitico Mzoli’s di Gugulethu
• Autentico barbecue delle township (o chisa-nyama) al
Mzoli’s Place di Gugulethu: si può scegliere la porzione di carne
direttamente nella macelleria annessa al ristorante e restare ad
osservarne la cottura sulle braci
Johannesburg
Storia
Johannesburg è una
città difficile. Fondata nel 1886 dopo la scoperta di una vena
aurifera, è stata da sempre luogo di nessuno. L’apartheid, come nel
resto del Sudafrica, è terminato solo nel 1994: a parte il quartiere
di Newtown che comprende una rosa di musei (Museum Africa,
Museo Bensusan di Fotografia e il Workers Museum,
nell’ex Dipartimento dell’Energia elettrica, oggi brillante di
ristoranti, gallerie d’arte e laboratori di artigiani), in tutta la
città si respira ancora un chè di violento. Constitution Hill
conserva i resti della tremenda prigione dell’Old Fort dove
Mandela e molti giovani che parteciparono alla rivolta di
Soweto del 1976 furono incarcerati (oggi sede della nuova Corte
Costituzionale). Verso Soweto, si incontra il Liliesleaf Trust,
un tempo quartier generale dell’Umkhonto We Sizwe, l’ala
militare dell’ANC (African National Congress). A Soweto (Kliptown,
1955) fu firmata la Carta della Libertà (Museo Mandela e
Museo con Monumento celebrativo dedicato a Hector Peterson,
giovane-simbolo della rivolta).
PERSONE
Johannesburg viene
chiamata dai sui abitanti nGoli o Jozi, che significa Cittò
dell’oro in omaggio alle sue origini. È un luogo molto vivo, sia di
giorno che di notte, e veramente multietnico (cucina tipica? Etiope,
cinese, italiana). Un’idea di questo la si può avere passeggiando
tra la 4th Avenue a Parkhurst e Derick Avenue,
Chinatown, Cyrildene oppure Nelson Mandela Square
a Sandton. Ormai quasi tutti i quartieri sono stati
“bonificati” dalla criminalità e anzi sempre più aree sono diventate
vere e proprie perle di eleganza come Loveday Street,
Commissioner o Fox Street, oltre che isole di
divertimento con ristoranti e locali degni del life style
internazionale. Il cuore della città, abitato dalla gente locale, è
Newtown, ex baraccopoli (fino al 1904 si chiamava
Brickfield: venne raso al suolo dopo un’epidemia di peste). Per
chi vuole un contatto diretto con la cultura della città, a
Vilakazi Street, nei ristoranti Nambitha e Sakhumzi,
si mangiano ovunque piatti africani tradizionali (umngqusho,
a base di fagioli e mais e idombolo, pane fatto in casa).
FARE
Una passeggiata tra
i palazzi storici della Biblioteca pubblica (tra Simmons
e President Street), del vecchio Ufficio Postale e del
Municipio (Rissik Street) è sicuramente affascinante. Chi
invece vuole vivere la città, si tuffi nei teatri, che sono
tantissimi (tra cui, per le commedie, il Pieter Toerien Theatre
di Montecasino, a Fourways, e, per il balletto, il
Teatro Civico di Braamfontein). Anche la musica copre
tutti i generi, ma noi suggeriamo di seguire soprattutto il
kwaito (di moda tra i ragazzi delle township) e l’hip hop. Può
essere divertente il Gold Reef City, miniera d’oro
ottocentesca: si può scendere anche nel pozzo (peccato per il
fintissimo parco divertimenti intorno). Al SAB World of Beer
(centro dei birrifici sudafricani) si rivive la storia della birra:
al suo interno è stato anche ricreato un autentico shebeen
(taverna) di Soweto del 1965.
CURIOSITÀ
•
Il Rand Club fa a gara
con i club di gentlemen di Londra (fondato da Cecil Rhodes e Hans
Sauer nel 1887)
•
Vilakazi Street
è l’unica strada al mondo dove hanno abitato ben due premi Nobel per
la Pace: Nelson Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu. È qui che nel
giugno 1976 scoppiò la famosa rivolta di Soweto
•
Originariamente una prateria,
oggi l’area in cui sorge Johannesburg ospita anche la più grande
foresta al mondo piantata dall’essere umano, con i suoi 600 parchi
(nell’ultimo anno sono stati piantati altri 300 mila alberi: al
Giardino Botanico nazionale Walter Sisulu a Kloofendal c’è
ancora una parte della prateria originale)
•
A Soweto si fa un salto nel
vuoto (100 m) unico al mondo: il bungee jumping sospeso tra
due alte torri di raffreddamento del quartiere di Orlando
CONSIGLIAMO
•
A Newtown, il Market
Theatre, ex mercato di frutta e verdura, oggi fulcro della scena
d’avanguardia teatrale internazionale
•
Il Centro d’Arte Mofolo
dove vengono esposte le opere di artisti sudafricani emergenti
Bloemfontein
Storia
Bloemfontein è la
capitale del Free State: il suo nome significa “Città delle Rose”
per le incredibili fioriture di ottobre, mese in cui si tiene anche
il (mondanissimo) Festival delle Rose. Il suo carattere può
considerarsi ottimo esempio di città glocale, ossia globale e locale
insieme. Di globale ha le dimensioni, la vivacità culturale degli
studenti, lo spirito internazionale delle iniziative artistiche o
sportive. Di locale la cura con cui ha preservato gli aspetti rurali
e tradizionali della sua storia.
Che è infatti un variopinto mix di eventi: parte di una repubblica
boera indipendente (fondata da afrikaner di origine olandese), fu
poi colonizzata dagli inglesi e divenne cuore del vecchio Sudafrica
(di cui oggi è capitale giudiziaria). Il carisma è indubbio tra i
palazzi storici risalenti alla guerra anglo-boera, la Chiesa
riformata olandese con la sua doppia guglia, il Museo d’Arte
Oliewenhuis (tipica architettura olandese con alti abbaini a due
spioventi) e la President Brand Street, puntellata da
maestosi edifici in arenaria di epoca coloniale abbelliti da
curatissimi giardini. E non poteva essere altrimenti nella Città
delle Rose.
PERSONE
Il carattere della gente del posto è molto ospitale. I nativi fanno
parte della tribù dei basotho (sotho meridionali) e per loro
Bloemfontein è in realtà Mangaung, cioè il “luogo dei
ghepardi”. La popolazione dei sotho (7 milioni di persone) risiede
nel Free State e nel confinante Lesotho, un tempo protettorato
inglese e dal 1966 Stato indipendente e sovrano. Oggi con “Mangaung”
si indica una vasta township in periferia, formidabile punto di
partenza per chi vuole un contatto diretto con i bashoto. Tra
l’altro nel Parco nazionale QwaQwa si trova il Villaggio
culturale basotho. Molto interessante il Motheo Art Route, un
itinerario tra gallerie d’arte e artigianato, piccoli musei, teatri
e mercatini.
FARE
Ciclismo, quad, barbecue (braai) sui fiumi, safari alla ricerca di
fossili, trekking sui monti Maluti, corsi di cavalcata alla
maniera dei cowboy africani, escursioni nel Parco Nazionale Golden
Gate, avvistamenti di animali sono solo alcuni delle possibilità per
entrare a contatto con una natura che non ha eguali offerte dai
dintorni di Bloemfontein. In città, poi, famosi sono i romantici
aperitivi al tramonto (in cima a Naval Hill, dove c’è anche
il teatro Observatory), i gustosi boerewors (salumi
del contadino) o i biltong (fettine sottili di carne
essiccata al sole). Ma anche l’intrattenimento d’avanguardia che ha
il suo apice nella tecnologia teatrale del polivalente Teatro
Sand du Plessis. I locali notturni, poi, sono un’infinità: il
Cool Runnings vale per le musiche reggae e Die Mystic Boer
per gli spettacoli live, mentre per vedere i tipici opskop
(serate di danza) tra i migliori il Veldskoen, il Warm
Kaktus e il saloon del Wild Boar (dappertutto il vino del
Capo e le birre locali, senza conservanti, sono ottimi).
Anche il mercato di Loch Logan è molto interessante, tra
artigianato locale, cibi etnici e artisti di strada. Per lo shopping
con standard più occidentali, sicuramente vale il Bloemfontein
Waterfront, su Kingsway Street. Ovunque (anche nelle
campagne) una scena tipica: pub con tifosi appiccicati agli schermi.
CURIOSITÀ
• La città ha dato i natali a JRR Tolkien e il Tolkien Trail
è un itinerario divertente anche per chi non è un fanatico dello
scrittore (nell’Hobbit Boutique Hotel le varie stanze portano
il nome dei personaggi delle sue opere)
CONSIGLIAMO
• Il caffè con rusks (i classici biscotti duri del
Sudafrica)
• Un lunch domenicale nella fattoria De Oude Kraal
• Il parco di Maselspoort, per i bambini
• La Riserva naturale Franklyn sulla Naval Hill (tra
giraffe e di antilopi e la prateria)
• Il Giardino botanico (osservate la serra delle orchidee)
Nelspruit
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Storia
È ormai già da un po’ che Nelspruit ha perso l’andamento
lento da tranquilla città di provincia. Forse a causa
del turismo, visto che è questa la porta d’accesso alle
praterie del Lowveld dello Mpumalanga (che
include il Parco nazionale Kruger, famoso in
tutto il mondo): in effetti è una delle regioni
naturalisticamente più suggestive del paese, come
testimonia la Panorama Route. Abitata da tanto
tempo (qui si trovano pitture rupestri degli antichi
san), è circondata da una miriade di cittadine minerarie
ottocentesche tra cui Pilgrim’s Rest, a circa 30
chilometri dalla città, dove fu scoperto l’oro in
Sudafrica, e Barberton, dove ebbe sede la prima
borsa. Anche il centro cittadino conserva evidente
memoria della corsa all’oro, tra vecchi edifici e
negozietti, per non parlare delle collezioni d’arte
(ospitate anche nella sede del Parlamento provinciale,
bellissimo con la sua cupola grandiosa e le decorazioni
di pittura, scultura, tessitura e ceramica).
PERSONE
Come accade in altre parti del mondo particolarmente
belle e accoglienti, molti artisti, nel tempo, hanno
deciso di trasferirsi qui lasciando i loro paesi. Lo
stile di vita di Nelspruit, infatti, è sempre stato, e
in parte continua ad essere, rilassato. Si possono
visitare i loro studi e partecipare, attraverso di loro,
all’atmosfera della città. Anche gli artisti locali sono
proliferati, in un circolo virtuoso senza un chiaro
inizio. I più tradizionali creano oggetti incredibili a
partire da materiali riciclati (sono note ovunque le
donne ndebele riunite in cooperative per produrre, tra
l’altro, astucci decorati con perline per preservativi o
collanine). Lo Mpumalanga raccoglie straordinari
villaggi culturali (al famoso Shangana Village si
possono imparare i segreti medicinali del popolo
shangaan).
FARE
Qui non mancano iniziative eccentriche: concerti nella
foresta, spettacoli tra i graniti naturali e i valloni
dello Mpumalanga, ecofestival, cori a cappella, rave di
kwaito. Alcuni dei più importanti musicisti sudafricani
vivono nello Mpumalanga e si esibiscono in tantissimi
concerti. Anche lo shopping è un’attività fuori
dall’ordinario, tra gioielli, cosmetici a base di
avocado, piumoni in seta e liquori profumati all’arancia
distillati proprio qui. Per assaporare la bellezza della
regione si può percorrere la Panorama Route (in
auto si raggiunge comodamente il canyon del fiume
Blyde), i 270 laghi intorno al villaggio
Chrissiesmeer e, a Sabie, le cascate. Girare
per ristoranti fa parte del viaggio: sono molto
interessanti tutte le varie declinazioni della cucina
afro-lusitana, con forti influenza del vicino
Mozambico (l’escursione nella capitale, Maputo, si
può fare in giornata: ne vale davvero la pena).
Naturalmente non si può lasciare Nelspruit senza
visitare il Kruger dove si possono vedere da vicino i
big five.
CURIOSITÀ
• Le grotte Sudwala, a 20 minuti d’auto, sono
le più antiche del mondo (2 miliardi di anni)
• È qui che si può fare il più alto salto nel vuoto
al mondo su un cavo teso su uno strapiombo (68 metri di
caduta libera)
• Il Blyde River Canyon è l’unico del pianeta
ricoperto di verde e alberi ed è il terzo per grandezza
(si snoda per 26 chilometri ed è alto 800 metri di
profondità)
CONSIGLIAMO
• Il teatro della vicina cittadina di White River
(nota “tana” di artisti) offre i migliori spettacoli
(musica e teatro) sudafricani e mozambicani (la sede è
stravagante: un capannone rurale)
• Casterbridge Farm, a White River: ex
piantagione di mango, ora è sede di gallerie d’arte e
negozi, un Internet café, un museo di auto d’epoca e il
burrificio Home Bru (attraversando la strada, al
Bagdad Centre: specialità alimentari)
• L’Emnotweni Sun, un moderno casinò in stile
belle époque
• Un concerto di musica classica al Giardino
botanico
• Le marmitte dei giganti di Bourke (massi
preistorici levigati)
• La caccia “verde”, praticata insieme ai veterinari,
per partecipare a un vero safari professionale nel
rispetto della fauna
Polokwane
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Storia
Polokwane è considerata la porta d’accesso al nord e ha
una collocazione ottimale per chi vuole entrare in
contatto sia con la vita del luogo (piena di artisti)
sia con la natura più incredibile (a due passi c’è un
ingresso al famosissimo parco Kruger). La storia
di questo luogo comincia (a detta dei reperti) 3milioni
e mezzo di anni fa (testimonianze di ominidi pelosi nel
sito archeologico della valle di Makapan, nei
dintorni di Mokopane) e un’atmosfera
magico-mistica si respira ovunque. Dove ora si trova il
Mapungubwe National Park si trovava il più vasto
regno dell’età del Ferro di tutto il subcontinente (oro
e avorio venivano barattato con mercanti cinesi, indiani
e egiziani). Per conoscere la vita di Polokwane
dal 1890 a oggi è perfetto il Museo della fotografia
Hugh Exton (che espone 20 mila scatti), mentre l’Irish
House, di epoca vittoriana, è stata appena
ristrutturata e ospiterà mostre che racconteranno le
differenti culture della provincia. Anche il Museo
Arend Dieperink di Mokopane ha da raccontare
qualcosa di originale, soprattutto sulla vita dei
pionieri Voortrekker, contadini boeri che tra
1830 e 1840 emigrarono dalla Colonia del Capo
controllata dai britannici per arrivare sino qui. Per
quanto riguarda l’arte della città, il Museo d’arte
di Polokwane (Complesso dei Giardini della
Biblioteca) non delude la zona Venda (a nord-est
di Polokwane, è una delle più colte e creative della
provincia).
PERSONE
La vita dei locali si articola nel centro cittadino tra
negozi, pub, centri commerciali, gallerie d’arte e
musei. Il maestoso Meropa Casino & Entertainment
World, in periferia, è frequentato più dai turisti
anche se al suo interno si trova un mercato
dell’artigianato locale. Gli abitanti di Polokwane vanno
molto fieri del loro liquore, l’amarula che si serve
anche nel pub retrò di campagna Iron Crown, nel
villaggio di Haenertsburg, respirando
un’atmosfera che in città è difficile ritrovare. Da
qualche anno la sempre più effervescente capitale del
Limpopo è diventata il centro regionale, oltre che
dell’arte, della gastronomia. Anche se la tavola per
eccellenza è considerata Mawetse Fine Dining, è
la Thabang Butchery, nella township di Seshego,
a servire il tipico chisa nyama (barbecue
locale): è sempre pieno di autoctoni (la macelleria è
annessa al ristorante e si può scegliere la carne da
farsi servire). Altro posto frequentato è il Savannah
Mall, con caffè e ristoranti anche take away.
FARE
Per chi ama la vita cittadina e lo shopping artigianale,
la città è perfetta: al Savannah Mall si trova di
tutto, da oggetti in pelle a oro lavorato in ogni modo,
fino a cinema e ristorantini. A sud di Polokwane c’è il
Gemco Arts & Crafts, il luogo giusto per un
souvenir di artigianato tradizionale. Oltre a godersi la
città (e i suoi alberi di jacaranda) dal basso, lo si
può fare in volo (su un ultraleggero, che sorvolerà
tutta la regione del Limpopo). Ma le attività più
sorprendenti sono quelle legate alla magia della natura:
oltre al vicino Kruger, sono molte le iniziative
abbordabili (tra cui il safari a dorso di elefante). La
natura qui è talmente potente che “entra” nella città:
nella Riserva faunistica di Polokwane, praticamente alla
periferia cittadina, arrivano antilopi, rinoceronti,
tsessebe.
CONSIGLIAMO
• Le rovine dell’antica città dell’oro di Mapungubwe
è Patrimonio dell’Umanità (Mapungubwe Cultural
Landscape)
• Il lago Fundudzi nella mitologia dei venda è
luogo di creazione e la sacra foresta di Thathe Vondo
è sede di sepoltura reale, protetta da Nathathe,
un leone dai poteri soprannaturali
• Al Ranch Hotel si pasteggia vicino ai
branchi di leoni
• Alla Coach House si produce un torrone
speciale
• Farvi leggere la fortuna da un sagoma (guaritore
locale) in un villaggio shangaan
CURIOSITÀ
• Vicino a Modjadjiskloof c’è il più grande
baobab del mondo (Sunland Baobab): 6000 anni di
età e più di 40 metri di circonferenza. Nel tronco c’è
un bar
• Al villaggio di Modjadji abita la Regina
della Pioggia: nei primi dell’Ottocento si trasferì
dallo Zimbabwe e fondò una tribù matriarcale, i
Lobedu. Pare abbia poteri magici sulla pioggia.
Solo qui crescono le cicadacee: risalgono all’epoca dei
dinosauri
• Nella valle Makapan, Raymond Dart
trovò i resti fossili dell’australopiteco africano
(1948)
• Il giardino del Kings Walden GuestHouse è
stato votato come il più romantico del decennio dai
lettori di un’importante rivista del settore
Port Elizabeth
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Storia
La tribù locale si chiamava
xhosa, ma Port Elizabeth (quinta città del paese) prende
il nome dall’amatissima moglie del governatore della
colonia, sir Rufane Donkin. Anche se il primo
europeo che trovò la baia fu Vasco da Gama, i 4000
coloni approdarono nel 1820 per sfuggire a una violenta
crisi economica in patria e per coltivare le terre
promesse in concessione (in realtà, come vi spiegherà
uno storico locale, Alan Weyers, che organizza
interessanti tour, lo scopo del governo era militare
quello di formare una barriera umana lungo il fiume Fish
per garantire il controllo britannico su quelle terre).
L’architettura vittoriana è ovunque ben conservata (Donkin
Street è monumento nazionale dal 1967) e il
patrimonio culturale è ricchissimo. Da non perdere: il
Campanile di 53 metri (204 scalini, panorama
eccellente) per commemorare l’arrivo dei coloni; il
Fort Frederick, sull’estuario del fiume Baakens;
il percorso Donkin Heritage Trail, con visita al
Museo del N. 7 di Castle Hill (tra le più antiche
abitazioni della città); il tour delle township
(durante l’apartheid nelle township di Port Elizabeth si
trovavano tantissimi attivisti politici: sull’argomento
interessante il Red Location Museum, nella più
antica township, New Brighton), con le sue
shebeen (taverne).
PERSONE
Come in quasi tutti i porti del mondo, anche qui gli
abitanti sono aperti, accoglienti, ospitali. La vita
cittadina gravita sulle sponde dell’oceano, anche
d’inverno, o nelle strade costiere, più strette delle
statali ma molto più interessanti proprio perché ricche
di vita quotidiana e di comunità locali (c’è un
affidabile e regolare servizio di trasporti con fermate
a richiesta fino a Jeffrey’s Bay e alla Garden
Route). Siccome la città è stranota per la cultura
gastronomica, è facile fare amicizia a tavola: al
Fernando’s Chicken House (pieno di tifosi locali e
ottimo per i gamberetti piri-piri, nonostante il nome),
o al più sofisticato Wickerwoods in Mill Park
(non perdete il kabeljou al burro chiarificato), o al
Nosh su Richmond Hill, in una residenza
ottocentesca con giardino (torta di cudù in pasta
sfoglia con salsa al vino rosso Pinotage). Chi
vuole allegria alla maniera locale, vada al Jeya Jazz
Corner, nella township di New Brighton (il
proprietario, Noxolo Sume, vi servirà la birra
ngudus con un piatto tradizionale xhosa).
FARE
Città decisamente divertente, sia per l’attrezzatissimo
lungomare (di giorno e di notte), sia per ristoranti,
musei, teatri (il Teatro dell’Opera è uno dei più
antichi del paese, ancora molto pomposo), biblioteche,
mercatini (nel weekend l’artigianato locale è all’Art
in the Park), sport acquatici (Hobie Beach,
Humewood Beach, King’s Beach e Wells
Estate hanno ottenuto la Bandiera Blu), e per
i celebri Boardwalk Casino and Entertainment
World e Brooke’s Pavillion, enormi complessi
per il divertimento non-stop. Insomma ce n’è per tutti:
al Bayworld si può passare una giornata con i
bambini (acquario oceanico e rettilario), mentre i fan
di motori possono perdersi al South African Airforce
Museum o al Croix Motor Museum. Romantica
l’escursione col treno Apple Express o la
minicrociera al tramonto o notturna. Un vero paradiso
per amanti delle balene (avvistamenti dal battello tra
luglio e ottobre) e appassionati di rugby, cricket e
golf (Humewood Links, di rinomanza mondiale).
Anche la provincia è interessante: non deluderà una
giornata nell’Eastern Cape (i safari sono in
ambiente esente da malaria: andate al Parco nazionale
Addo Elephant, a soli 72 chilometri dalla città,
fondato nel 1931 per proteggere gli elefanti in
estinzione) o in una riserva (Cape Recife offre
un percorso a piedi di 9 chilometri tra dune e spiagge
con enormi massi), o in un villaggio tradizionale
africano, o in un parco faunistico (qui i migliori dell’Eastern
Cape: al Seaview Game & Lion Park ci sono i
Leoni Seaview), o a Grahamstown, città
universitaria piena di manifestazioni culturali.
CURIOSITÀ
• A Mossel Bay si pratica l’immersione in
gabbia per toccare gli squali
• Nella foresta di Knysna si trova il più
imponente albero di yellowwood dell’Outeniqua: si
chiama “Re Edoardo VII”
• A Brenton-on-Sea vola ancora la farfalla
Brenton Blue, a rischio di estinzione (le candele di
Reinette’s, profumate con oli essenziali, sono un
originale souvenir)
CONSIGLIAMO
• Gli straordinari paesaggi lungo la Garden Route (il
Froggy Pond è attrezzato con cucinette individuali)
• Il tour fra gli alberi della foresta Tsutsikamma:
imbragati, si scivola lungo un cavo d’acciaio a un’altezza di 30
metri tra un albero e l’altro
• La casa-battello a Lightley
• Il festival delle ostriche di Knysna (pranzate al
Knysna Oyster Company o Oyster Tavern)
Pretoria
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Storia
Città decisamente
internazionale, è la capitale amministrativa del paese
con una comunità studentesca viva e dinamica. In
precedenza era la capitale della Repubblica boera
indipendente del Transvaal (fondata da afrikaner
di origine olandese che volevano l’indipendenza
dall’Inghilterra). Divenne parte del Sudafrica sotto il
governo coloniale britannico. Il suo cuore pulsante si
trova attorno a Church Square, tra il Parlamento
(Die Raadsaal) dell’ex Repubblica boera e il
Palazzo di Giustizia (ospedale militare fino al 1902).
Anche gli Union Buildings, disegnati da sir
Herbert Baker, sono interessante testimonianza. Arte
e università sono esperienze che caratterizzano molto la
città (il Pretoria Art Museum vanta mostre
originali sulla diversità etnica). Per chi ama
l’archeologia, al Museo nazionale di Storia culturale
trova arte rupestre, pitture murali ndebele e
decorazioni d’oro e d’argento. Esperienza a sé al parco
della Libertà che racconta la lotta per la liberazione.
Rappresentativo di Pretoria anche il Melrose House
(Jacob Maré Street): l’architetto William Vale
ha mixato il country house inglese con stili indiani e
olandese del Capo (arredi e giardini originali).
PERSONE
Stiamo parlando di una città internazionale, molto
aperta e connessa con tutto il mondo. Tuttavia Pretoria
ha una sua subcultura non solo afrikaner: e lo si
intuisce dalla lingua. Qui si parla un inglese combinato
con altri idiomi, ma i suoi abitanti si esprimono anche
in altri modi, dal sotho meridionale al mandarino dei
cinesi. Nelle township di Atteridgeville
consigliamo di mangiare da Janicky’s, per
partecipare alla normale vita quotidiana e per
assaggiare i piatti locali (agnello stufato con gnocchi
amadombolo, moatwana - stufato di zampe di pollo, trippa
mala mogodu, e birra mageu mqombothi). Per la cucina
tradizionale afrikaans invece, la domenica al
Monumento al Voortrekker. Al tramonto la gente del
posto si beve una birra da Khuwana, cosa molto di
moda: è gestito da donne (in molte aprono la casa ai
clienti del quartiere: e poi ballano, bevono e danzano).
Uso locale è anche leggere il giornale al caffè sotto
casa (soprattutto nel quartiere di Hatfield).
FARE
Nonostante l’imponenza di monumenti, ambasciate, due
università, edifici governativi, basi militari, un
grande centro per l’addestramento sportivo, Pretoria
offre anche molto intrattenimento di qualità, vista la
presenza di numerose comunità di artisti e di sportivi.
Anche lo shopping è un’attività vera e propria, con
un’offerta incredibile tra mercatini delle pulci (Hatfield
flea, Irene Market) o centri commerciali (Atterbury
Road, The Kolonade, Woodlands Boulevard,
Hatfield Plaza, Brooklyn Malls,
Centurion Malls). La sera la vita è molto mossa:
Hatfield e Lynnwood sono pieni di locali,
ristoranti, caffè (lo studentesco DropZone nel
quartiere di Hatfield, il giamaicano Cool Runnings,
il Club 84, gay, il Cuban Café, per i
fumatori di sigaro, il gigantesco Zeplin’s, 5
piste da ballo). Lo State Theatre, poi, è
un’istituzione: in stile giapponese, comprende 5 teatri
(balletto, prosa, opera e concerti). In ogni caso,
ovunque vedrete artisti di strada, cabaret, cori etnici,
danzatori e percussionisti. I fan di Mandela devono
pellegrinare alla sua statua, nella township di
Hammanskraal, mentre gli sportivi troveranno pace nel
bacino della diga Hartbeespoort. Vicino, sulla
R101, c’è il primo museo sudafricano dedicato
all’ambiente.
CURIOSITÀ
• L’Austin Roberts ospita la gru azzurra,
uccello nazionale
• Nella miniere di Cullinan fu scavato il più
grande diamante mai trovato (diamante Cullinan, 3106 di
peso pari a circa 622 grammi). Le pitture murali enormi
nel municipio sono opera dei prigionieri di guerra
italiani della seconda guerra mondiale
• Gli alberi di jacaranda, che danno il
soprannome alla città, furono importati da Rio de
Janeiro nel 1888
• Church Streetè una delle vie più lunghe al
mondo (43 km)
• Nella Riserva naturale Tswaing si trova il
Cratere Tswaing creato dalla caduta di un
gigantesco meteorite
CONSIGLIAMO
• Il Teatro Breytenbach per la prosa
sperimentale.
• Il Giardino Botanico nazionale, famoso al
mondo per la conservazione delle specie
• Un safari a bordo di una mongolfiera sulla diga
Hartbeespoort
Rustenburg
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Storia
Rustenburg ha un’aria
talmente serena che viene soprannominata dai locali
“città del riposo”. Ottima quindi come tranquillo
rifugio dalle emozionanti esplorazioni della provincia
del North West (Sun City, il Parco
nazionale Pilanesberg, gli scenari delle montagne
di Magaliesberg e la diga Hartbeespoort).
A 115 chilometri da Johannesburg, tracima di alberi di
jacaranda, ibisco e bougainville per il clima mite della
prateria. Tutta la zona vanta svariate miniere di
platino, fattorie che producono cereali, tabacco, frutta
e verdura. È una delle città più antiche del Sudafrica,
forse del mondo, di sicuro uno dei primi insediamenti
boeri nel nord e patria di Paul Kruger,
presidente della vecchia Repubblica sudafricana (la sua
residenza nella fattoria Bockenhoutfontein è ora
il Paul Kruger Country Museum). Fu il campo di
battaglia della guerra anglo-boera del 1899 (battaglia
di Mafikeng).
PERSONE
I villaggi intorno alla città mostrano bene le
tradizioni delle comunità locali (Lesedi e Sun City
hanno culture zulu, xhosa, pedi, basotho, tswana, venda
e ndebele): diverso modo di costruire le case e le
capanne, di vestirsi, di ballare e pregare. A Rustenburg
prevalgono i batswana: quasi tutti sono della nazione
dei royal bafokeng, proprietari di terre concesse alle
miniere di platino da cui ricavano royalty molto
consistenti dopo che, massacrati dal guerriero zulu
Mzilikazi (la cui tomba si trova a Phokeng) e poi
privati dei loro diritti durante la colonizzazione,
hanno trovato il loro posto nel Sudafrica democratico
post apartheid (con questi soldi finanziano scuole e
cliniche). Un modo per provare la vita quotidiana del
posto è pranzare in uno shebeen locale: taverne dove si
mangia il pap (polenta) con morogo (carne stufata con
cipolle e verdure) e si beve la birra fatta in casa (umqombothi).
FARE
La città è strategica per un turismo polivalente: si
possono conoscere usanze indigene, esplorare riserve
faunistiche, fare un po’ di archeologia. L’atmosfera
tranquilla ispira belle passeggiate in centro
(suggestiva la statua boera della ragazza voortrekker,
pioniera dei primi boeri, davanti alla Chiesa
riformata olandese). Per il divertimento invece
bisogna raggiungere Sun City, la Las Vegas
africana, piena di teatri, ristoranti, negozi e golf,
oltre naturalmente a un Casino molto frequentato.
Decisamente suggestive sono le escursioni nelle aree
circostanti, per esempio al villaggio di Magaliesburg,
molto romantico coi suoi giardini del tè, laboratori di
artisti e fattorie, ma anche alle numerose riserve
naturali (Mountain Sanctuary Park, la diga
Olifantsnek, dove fare sport acquatici, il
Kgaswane, con oribi, cudù, cervicapre, leopardo e
sciacallo).
CONSIGLIAMO
• Visitare una miniera di platino o diamanti, base
economica della provincia, le sue gallerie sotterranee e
gli impianti di estrazione
• Visita al caseificio Van Gaalen (Magaliesburg)
per assaggiare il formaggio alle ortiche
• Escursione a Groot Marico per assaggiare il
distillato di frutta (mampoer)
• Visita al Villaggio culturale Lesedi alle
16.30, per lo spettacolo nel boma: in un recinto
di canne nel quale cantano e ballano danzatori e
suonatori tradizionali.
CURIOSITÀ
• A Taung (Patrimonio dell’Umanità) è stato
ritrovato un cranio fossilizzato di un bambino risalente
a 2 milioni di anni fa rafforzando le ipotesi di chi
ipotesi di chi sostiene che l’Africa sia culla del
genere umano
• Il Vredefort Dome (sito protetto dall’Unesco
come Patrimonio dell’Umanità) è un cratere di un
meteorite che cadde sulla terra 2000 milioni di anni fa
(40 chilomeri di diametro)
Durban
Storia
Per noi
Durban è la città più sexy del Sudafrica:
una storia contaminatissima (zulu, indiani,
mediterranei) con una conseguente cultura
molto mossa e ricca tra moschee, templi,
centri di culto afro-cristiani e chiese (non
perdete la chiesa Shembe di Ebuhleni
vicino a Inanda, la moschea Jumma
Musjid di Grey Street, il tempio
indù di Umgeni Road e il Tempio della
Comprensione degli Hare Khrishna a
Chatsworth). Anche l’arte è un vero
serbatoio di ispirazione: Durban Art
Gallery (tra locale e globale), NSA
Gallery di Bulwer Park
(ristorante nel giardino) e BAT Centre
(anche con la danza). Forse la Durban
contemporanea degli shebeen (tipico
locale delle township, tipo pub o birreria)
vale quanto un giro tra i musei. Per
risalire i milioni di anni che ci precedono,
è obbligatorio il Geology Display Centre
dell’Università del Natal, mentre l’Old
House Museum di St Andrew’s Street
nell’Albert Park illustra la vita
dei coloni. Vi consigliamo anche la
Freedom Route per ripercorrere
l’attivismo politico al tempo
dell’apartheid.
PERSONE
Come si può
immaginare per la sua storia, la città
ospita abitanti aperti e culturalmente
evoluti, abituati da sempre a confrontarsi
con gente diversa. L’atteggiamento
socievole è rafforzato dalla vita da
spiaggia (Durban viene chiamata la Miami del
Sudafrica) che trasmette un’atmosfera
allegra e “easy going”. Si possono conoscere
usi e abitudini dei locali, andando nel
Warwick Triangle dove c’è uno più grandi
mercati sudafricani di piante medicinali
tradizionali. Anche al mercato di
Victoria Street si trovano durbaniani
doc, tra profumi, suoni e sapori esotici.
FARE
È la più
popolare destinazione di vacanza del
Sudafrica: sabbia soffice per chilometri di
spiaggia, panorami mozzafiato sui monti
Drakensberg, villaggi zulu a due passi,
safari per vedere le tartarughe di mare (iSimangaliso
Wetland Park), eccezionali riserve
faunistiche (KwaZulu-Natal) e sport
d’avventura (sott’acqua, in cielo, ad alta
velocità: non male anche il Gateway
Theatre of Shopping tra onde artificiali
al coperto e la più alta parete da scalare
indoor del mondo). Gli amanti del brivido
possono incontrare gli squali a Aliwal
Shoal, uno dei 10 principali siti per
immersioni al mondo. Sono strepitosi, come
strepitoso è sfidare la parete di roccia
della diga Shongweni, tra le più
ardite del pianeta, o lanciarsi in un salto
bungee dalla gola Oribi. Non avranno
da lamentarsi nemmeno gli “urbanofili”,
travolti da mostre d’arte, ristoranti fusion,
musica contemporanea, teatri. C’è anche un
teatro all’aperto a Umhlanga dove si
può andare con il picnic. Alta tenuta d’obbbligo,
invece, alla Filarmonica del
KwaZulu-Natal dove si possono ascoltare
importanti direttori d’orchestra e musicisti
internazionali. Per chi ama improvvisare,
tra Florida Road, Morningside,
il lungomare, the Point, il
Gateway Theatre of Shopping e
Umhlanga Rocks succede sempre qualcosa.
CURIOSITÀ
CONSIGLIAMO
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Il
Rainbow Restaurant di Pinetown, uno
dei primi ristoranti ad accettare
persone di tutte le razze:
l’atteggiamento anti-apartheid è rimasto
leggendario, come anche il jazz
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Una
serata al teatro Elizabeth Sneddon
all’Università del KwaZulu-Natal
tra festival e mostre d’arte
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Il
mercatino di
Grey Street
-
Il
Giardino Botanico del 1849
-
Una
scorpacciata di bunny chow (mezza
pagnotta al curry) al Britannia Hotel,
un edificio ottocentesco circondato da
fabbrichette e laboratori industrialiali
(al tempo dell’apartheid, gli zulu non
potevano entrare in un ristorante
indiano. La pagnotta permetteva il
trasporto del cibo da mangiare altrove)